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Ivan Festa sulla scena con "Fragments" affronta l'insanabile incompiutezza dell'essere

Torna a teatro dopo un periodo di fermo Ivan Festa con il suo monologo incompleto “Fragments” in scena dal 12 aprile al 22 presso il Teatro l’Aura di Roma.
Sopra un palco dalla struttura claustrofobica e poco confortevole, scie di luce colorata vengono proiettate sul fondo convergendo tra loro, intrecciandosi e a volte infrangendosi per poi divenire mille corpuscoli dall’animo vibrante e instabile.
Festa fa il suo ingresso e inizia a snocciolare spaccati di vita al suo pubblico silenzioso con uno sguardo volutamente spento e piuttosto malinconico.
E più scende nei dettagli dell’esistenza amara di figure impalpabili e dai connotati a malapena accennati, più libera bottone dopo bottone il suo corpo da una giacca scura attillata.
Uno spettacolo sospeso quello che ha deciso di portare sulla scena che non ha i classici riferimenti di un’esibizione. Non ha un inizio, né svolgimento né fine.
Non possiede struttura circolare, a climax o ascendente ma solamente un tiepido susseguirsi di input narrativi che muoiono ancor prima di prendere una direzione. Ha estrema confidenza con il suo spazio e il testo e non necessita di alcun tipo di espediente scenico che non siano riflettori o musiche.
La sensazione preponderante dunque che assale durante la visione di questo spettacolo è senz’altro un apatico smarrimento che sia ricercato o meno.
Non sale angoscia, né ansia, e si ha la sensazione di essere trasportati in un “non luogo” fissato in un “non tempo” per un “non si sa quale motivo”.
Questo pare essere stato proprio l’intento alla base della sua realizzazione come ha rivelato Ivan in un’intervista alla testa on-line “Momento-sera”: «Quelle che ho scelto sono parti o estratti di alcuni testi che durante la lettura non risolvevano neanche il senso di incompiuto».
Ed è così che riprende da Pinter e da Crimp senza partire mai davvero.
Sembra fare quasi da eco al povero Vitangelo Moscarda di Pirandello che disperato si guarda allo specchio chiedendosi chi veramente lui sia.
Festa è a tratti un uomo innamorato, a tratti uno su una sedia a rotelle e ancora a tratti un curioso spettatore. Nonostante queste premesse la sensazione di apatia e rassegnazione arriva chiara e algida rendendo però lo spettacolo un po’ difficile da seguire poiché in alcuni momenti la sensazione di frammentazione raggiunge il disturbo tale da rischiare la distrazione di chi guarda. Ha potuto così esporre la triste realtà dell’incompiutezza, del fallimento e del irrisolto che attanaglia e costella le vite degli altri come la nostra e che sia uno o centomila siamo lo stesso fluire di ripetersi della storia.
È stata senz’altro una scelta coraggiosa ma che prima ancora di essere digerita deve essere compresa altrimenti rischia di rimanere fine a sé stessa e difficile da accogliere.

Daria Falconi
15/04/18

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