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La storia di Madame Curie si intreccia con quella della star hollywoodiana, Hedy Lamarr: “Due donne ai raggi X”

In scena presso la Sala Umberto di Roma lo scorso 7 novembre, “Due Donne ai Raggi X”, si presenta come un denso monologo condotto dall'attrice Gabriella Greison. Lei ci presenta le figure delle due donne, impersonando, di volta in volta, anche i vari protagonisti delle loro vite. A più riprese l'attrce è intrattenuta anche da un divertente colloqui con un dio ignoto, con cui le piace confrontarsi. Con la scusa di costruire un discorso per una platea di un presunto convegno scientifico, la narratrice occupa lo spazio del palcoscenico “accompagnata” da una anonima poltrona di pelle nera, in cui a più riprese si siede o si sdraia.
Sorseggiando generosi sorsi di liquore, la nostra sconosciuta guida (di lei non sappiamo nemmeno il nome possiamo solo ipotizzare che rappresenti una donna di scienza che deve molto a Madame Curie, della quale conosce molti dettagli biografici), comincia il racconto scardinando i luoghi comuni sulla fisica polacca che scoprì le potenzialità di un nuovo elemento della tavola periodica, il radio. L'adolescenza trascorsa in Polonia, costellata di episodi di maltrattamento, il buon rapporto con l'illuminato marito, Pierre Curie, l'abbandono ad un amore proibito da vedova. 
Accanto al modello Curie, la Greison dipinge però un altro modello, quello di Hedy Lamarr Le vite delle due donne si intersecano quando la Curie, ormai sessantenne, si dedica all'insegnamento universitario e gira l'Europa per supportare tutte le donne che volevano farsi strada nella scienza. In occasione di una delle sue lezioni, in Austria, Marie Curie si trova faccia a faccia proprio con la giovane Hedwig Kiesler (vero nome della Lamarr), poco più che sedicenne. Sul momento c'è un scinitilla che risplende nella ragazza austriaca, ma ella ancora non è del tutto pronta per accoglierla. Avvierà invece la carriera di attrice, che la proietterà nell'olimpo delle star più amate di sempre. Ma basta l'incontro con un compositore d'avanguardia, George Antheil, a riaccendere in lei l'anima della ricercatrice.
Proprio attraverso un pianoforte avrò una brillante illuminazione. Hedy darà vita ad un sistema di trasmissione delle informazioni attraverso canali separati che è alla base delle più moderne tecnologie, come quella del wi-fi. Siamo negli anni Quaranta del '900, e nonostante l'utilità del brevetto da impiegare nel conflitto mondiale, la loro proposta non fu accolta, anzi fu lasciata nel dimenticatoio. Soprattutto perché non è facile dare creditoscientifico a una diva, celebre per ruoli che hanno segnato un'epoca di svolta per il nudo al cinema.Così, le vite parallele, narrate da Gabriella Greison, dopo essersi incontrate e poco più che sfiorate, si concludono con un movimento a chiasmo. L'una, Marie, dopo una vita vissuta in maniera frugale e disinteressata, si dedica al lusso come per gridare il suo attaccamento alla vita; l'altra, Hedy, in modo diametralmente opposto, condurrà gli ultimi anni della sua esistenza in disparte e sempre più impegnata a fianco della cultura e della ricerca, come a voler rimediare agli anni in cui aveva messo a tacere la sua vera passione. 
Unica spalla all'attrice sono alcuni video, accompagnati da parole, imponenti a granitiche come quelle di Albert Einstein che dimostrò apprezzamento per Madame Curie. Una esecuzione autoironica e piuttosto ritmata quella della Grison - diretta da Giampiero Cicciò – non esente da qualche sbavatura tecnica, ma capace di trasmettere il sincero afflato della rivincita della donne. Non sono ancora così lontani gli anni in cui l'essere donna significava vivere in una continua lotta nella società. Per questo lo spettacolo si arricchisce di un valore educativo, che va al di là delle storie individuali di due peculiari donne di scienza.

Ilaria Vanni 09/11/2017

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