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Al Teatro dei Conciatori un caleidoscopio di “Amori proibiti”

Sono accompagnati dalle dolci e malinconiche melodie del violoncello e della chitarra, suonate dal vivo da “Ecovanavoce”, gli “Amori proibiti” di Michele Suozzo , in scena al Teatro dei Conciatori.
Una piattaforma roteante, come una vorticosa giostra dei tormenti, ci presenta i protagonisti di questi sentimenti dolorosi, impossibili, errati, fuori legge, contro natura, conducendoci nella spirale dei loro stati d’animo.
Si va dall’amore incestuoso, narrato nelle Metamorfosi di Ovidio, di Mirra per suo padre Ciniro, la quale si lascia andare ad amplessi proibiti che, tra sensi di colpa e passioni irrefrenabili, portano alla nascita di Adone; a quello delirante, allucinato , ed ossessivo del protagonista del romanzo gotico “Ligeia” di Edgar Allan Poe, per la moglie defunta, Ligeia appunto, tanto da rivederla anche nella sua seconda consorte Lady Rowena; passando per quello tragico della Fedra amoriproibitidi D’Annunzio per Ippolito, tra inganni e gelosie; fino a quello perverso di Julien nel celebre film Porcile di Pierpaolo Pasolini. Questo esempio, il più vicino a noi cronologicamente, si rivela forse il più complesso, toccante e psicologicamente profondo, con il suo desiderio di uscire e distaccarsi dalla vita per cercare l’essenza della verità , i colori dell’amore, e liberarsi delle maschere della società, riuscendo ed essere se stesso solo in un porcile con il suo trasporto insano e perverso per i maiali. A chiudere questo caleidoscopio di amori proibiti una interessante scenetta, un delizioso scherzo letterario di Elsa Morante, la quale ci invita a prendere un caffè con tre aspetti del narcisismo, raffigurati da tre giovani che conversano ad un bar: il narciso felice, il narciso furioso e il narciso infelice, innamorato non ricambiato di se stesso.
Sono tre aspetti della più comune delle perversioni, di quell’amore per se stessi, quel narcisismo, espresso sotto forma di un concerto di tre strumenti che eseguono un assolo.
Michele Suozzo, prendendo spunto ed ispirazione dalla mitologia, dalla letteratura e dal teatro classico, conduce un’ indagine sulla potenza talvolta distruttiva di quelle passioni malsane, che affliggono gli uomini dai tempi più remoti.
Molteplici volti di questi amori negati si susseguono, si alternano, si fondono per dar vita ad un affresco omogeneo, unitario, colmo di poesia, dolore e consapevolezza, grazie ad una regia che strizza l’occhio a un teatro più tradizionale, attraverso una recitazione decisa, intrisa di lirismo, che tuttavia si libera nel finale con guizzi di ironia e leggerezza.
Si respirano nell’atmosfera densa le nevrosi, gli incubi, i desideri più repressi, il furore dei vari personaggi, resi con misura dall’intero cast, tra cui spiccano sicuramente Graziano Sirci, in grado di esprimere intensamente il delirio doloroso di un uomo ossessionato dalla sua Ligeia, e Michele Cesari, un delicato Julien, di cui fa emergere un’estrema sensibilità e una sconfinata dolcezza, che vanno a cullare la sua indicibile perversione, nel suo toccante discorso con la sua amata Ida.
Uno spettacolo che dal classicismo trae la sua forza , componendo un viaggio nei meandri più segreti dell’eros, facendoci perdere nei suoi labirinti più intricati e inconfessabili.

Maresa Palmacci 19/03/2017

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