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Le dinamiche della distrazione raccontate da Srini Pillay nel suo “Il Potere del Cazzeggio”

Cosa accade quando iniziamo a percepire la concentrazione come qualcosa “da non utilizzare ventiquattro ore al giorno”? Il neuropsichiatra Srini Pillay e il suo libro, dal titolo "Il Potere del Cazzeggio" ci offrono una esaustiva risposta facendo luce sulla necessità di alternare i momenti di attenzione e svago. Attraverso la sua opera, uscita lo scorso 25 maggio e pubblicata dalla casa editrice Centauria, Pillay prende per mano il lettore - anche il più inesperto - e lo accompagna sulla tortuosa strada delle dinamiche cognitive.
Ebbene si, la distrazione è stata da sempre pensata come lo spauracchio di tutte le persone che vogliono essere efficienti, tanto da essere percepita da molti come una inutile perdita di tempo.
In realtà essa risulta essere fondamentale per potenziare la propria capacità di riflessione, nello specifico preservare ciò che viene scientificamente definito "ritmo cognitivo". Quest’ultimo, rappresenta la capacità di fondere concentrazione e distrazione, col rischio di fallire nel momento in cui ansie ed eccessiva attenzione prendono il sopravvento.
I circa duecento pagine vengono affrontati gli aspetti scientifici della questione, alternandoli alle esperienze di vita personali dell’autore. Ecco che le notti insonni e lo Studio disperato diventano la miccia da cui far scattare l’analisi delle dinamiche del “cervello affaticato”.

L’opera, estremamente ricca di informazioni, fa riferimento a numerose ricerche parlando di “circuito dell’attenzione” (central executive network) e di “circuito della disattenzione” (default mode network). È il caso della ricercatrice Ellamil, secondo cui l’interazione tra concentrazione e disattenzione risulti una costante delle “fase creative”. La ricerca del dottor Charles Limb, invece, appura come la creatività sia data dalla capacità di distrarsi: nelle più articolate fasi creative della nostra mente la “leggerezza” e il disordine risultano essere decisive come aiuto a mantenere il controllo della fase creativa, e della performance stessa.
Tra consigli e linguaggio informale si avanza nelle modalità della pausa creativa, dimostrando come anche il “sognare ad occhi aperti” sviluppi i circuiti celebrali interessati al movimento; o ancora la mindfulness come pratica adatta a diminuire l’agitazione e ad aumentare la capacità di immaginazione.

Dalle parole del dottor Pillay cui non si avanzano pretese ma, si apprende la capacità di dominare crisi creative e ansie da prestazione, o meglio aumentare la propria resilienza mentale e imparare a sfruttare al meglio la propria produttività.
Un libro per apprezzare che il tempo speso in favore "del cazzeggio" – forse – non è del tutto sprecato.

Paola Smurra 19/06/2017

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