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“Come della Rosa”: il volto sconosciuto dell’America nel nuovo romanzo di Tiziana Rinaldi Castro

«Poi l'infanzia finì e così la favola degli angeli e di Dio. Era arrivato il tempo della musica e della politica, della marijuana e dei ragazzi, ma soprattutto dei poeti maledetti e di quelli della beat generation. Quando guardavo in cielo non vedevo che nuvole. Meno male, pensai, il cielo serve per volare in America».

E in America ci è volata davvero Tiziana Rinaldi Castro, fin da giovanissima, quando, ancora diciottenne, lascia il paese italiano d’origine, Sala Consilina, per stabilirsi in pianta stabile a New York, coronando il processo di integrazione nella capitale americana con la stesura, nel 2016, di un romanzo in lingua inglese ( “Unbecoming boat”). L’ultimo di una serie che, partendo da “Un lungo ritorno” (2001) fino a “Una cosa amara e una dolce” (2007), tutti per le edizioni E/O, hanno portato alla ribalta questa autrice capace di muoversi con uguale scioltezza tanto nel panorama letterario italiano, quanto in quello straniero. Dopo trent’anni di residenza in America, per la sua ultima opera, Rinaldi Castro sceglie tuttavia una via di mezzo tra questa sua doppia anima di donna e scrittrice, italiana e americana: in “Come della rosa” infatti, in libreria a partire da oggi, mercoledì 18 maggio, per Effigie Edizioni, si ritorna alla lingua italiana, ma è l’America, e in particolare la New York anni ’80, a fare da sfondo imprescindibile di tutta la vicenda. Non l’America che siamo abituati a conoscere, quella entrata a far parte dell’immaginario collettivo attraverso la sua musica, il suo cinema, le sue serie tv, ma l’America nascosta, personale, vissuta dall’autrice in prima persona. E in particolare quella nazione multietnica, dove resistono e convivono culti religiosi antichi e diversi tra loro, arrivati tempo addietro dall’Africa, insieme agli schiavi: è il caso del culto yoruba, di cui l’autrice è sacerdotessa fin dal 1991 e riportato al centro di questo suo ultimo romanzo. Il lettore viene così preso per mano e introdotto gradualmente in un Olimpo atipico, lontano e famigliare allo stesso tempo, in cui regna Olorun o Olofi, possessore della vita. Rosa2Un “creatore stanco”, che, fiaccato dalla creazione del tutto, delega, per evitare che il “tutto” in questione si perda, parte delle sue responsabilità ad una serie di dei minori, gli orisha. 

È proprio questa esotica specie di santi o semidei a regolare ogni aspetto della vita umana, da Obatala, padre di tutti gli orisha, a Elegua, il messaggero degli dei, assimilabile al Mercurio latino, che presiede a tutti gli incroci della vita, aiutando o dirottando il destino degli uomini. Un olimpo di divinità che, al pari degli uomini, hanno difetti e virtù e si muovono tra le proprie creazioni, presenza tangibile nel mondo e all’interno del romanzo. È questo universo politeista, infatti, a fare da sfondo alla vicenda di Lupo, soprannome yoruba della fotografa freelance Bruna Di Michele, personaggio in cui è impossibile non ravvisare una buona componente autobiografica, che si muove tra l’America e le proprie radici in Italia, alla ricerca di se stessa e di un proprio percorso di redenzione dall’alcolismo. Ad accompagnarla in questo percorso di redenzione che si trasforma in un vero e proprio viaggio on the road, spinto da un uguale bisogno di riscatto esistenziale, Emiliano Westwood, cavaliere errante, mercante d’armi e guerrigliero in fuga dalle autorità. Un viaggio di andata e ritorno dall’inferno delle proprie esistenze che si snoda sotto l’occhio vigile e la guida di Adebambo, detta Mama, sacerdotessa yoruba in un tempio di Harlem. Grazie ad una scrittura agile, che ricorda molta letteratura sudamericana, da Borges allo stesso Marquez, e alterna, di tanto in tanto, versi, spesso e volentieri dell’autrice stessa, e prosa, il lettore viene introdotto in un mondo dai toni onirici e surreali simile, non a caso, alla Macondo di “Cent’anni di solitudine”. Tra santi della tradizione cattolica e dei africani, i personaggi di Tiziana Rinaldi Castro fronteggiano grandi temi, l’amore, la morte, la guerra, ma soprattutto trovano l’uno nell’altra la ragione che li condurrà verso la propria rinascita personale.

Desirée Corradetti 18/05/2017

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