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Recensito incontra l’attrice Melania Fiore, in scena con lo spettacolo “Intervista ai parenti delle vittime”

Debutterà in questi giorni, dal 21 al 26 marzo, al Teatro dei Conciatori, con lo spettacolo di Giuseppe Manfridi, “Intervista ai parenti delle vittime”, la giovane e talentuosa attrice Melania Fiore, la quale ha già una avviata e brillante carriera alle spalle. Si confronterà con il ruolo molto intenso e complesso di una donna che, mentre aspetta che la televisione trasmetta l’intervista da lei rilasciata pochi giorni prima, in cui parla della morte della sorella più piccola, avvenuta in circostanze misteriose, si lascia andare ad un flusso di pensieri, ricordi, versi incalzanti.
A dirigerla, lo stesso autore, Giuseppe Manfridi , con il quale l’attrice aveva ottenuto, qualche anno fa, un importante consenso per la piece “La Castellana”.
Non solo teatro e non solo recitazione nella vita di Melania Fiore, ma anche tanto cinema, e’ stata tra l’altro nel cast del film premio Oscar “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, e scrittura, diversi sono i testi teatrali scritti da lei.
In questa intervista l’attrice ci racconta i dettagli e i retroscena di questo suo nuovo ruolo e spettacolo, e si lascia andare a una interessante riflessione sul suo mestiere, sul suo essere interprete, drammaturga e donna d’arte.

Tra qualche giorno debutterai al Teatro dei Conciatori con lo spettacolo di Giuseppe Manfridi “ Intervista ai parenti delle vittime”, una pièce introspettiva, dolorosa, profonda, con un ruolo tormentato, a tratti tragico. Che approccio hai avuto con questo ruolo? Come hai lavorato alla costruzione del personaggio?

"E’ stato difficile non restare profondamente coinvolti e travolti dalla forza tragica e dirompente di questo personaggio, di questa scrittura. Con Giuseppe Manfridi, con cui abbiamo scelto di portare in scena questo splendido assolo, di cui cura anche la regia, abbiamo strutturato un lavoro su due binari: uno a tavolino inteso a sviscerare ogni tono, ogni silenzio, ogni parola, ogni anfratto dell’io scisso di questa donna (che nel testo è senza nome, noi abbiamo chiamato Laura), come lo richiedeva del resto la complessità di un testo scritto in versi e dunque la necessità di rispettare la metrica che poi altro non era che il ritmo e il respiro del personaggio, dunque, a studiare la sua partitura, proprio come uno spartito musicale. L’altro lavoro è stato conseguente, e cioè la scoperta dello spazio in cui si muoveva, come un leone in gabbia, il suo “ventre carcerario”, la sua stanza, nel tempo di una vestizione prima di un appuntamento ed è stato bello meravigliarsi delle emozioni, dei sentimenti del personaggio che poco a poco affioravano in tutta la loro purezza, in tutta la loro forza."

Lo spettacolo è una ricerca della verità interiore e personale, una lotta con i rimpianti e i fantasmi del passato, un corpo a corpo con gli affetti familiari, collocato in un contesto inedito e con un ritmo incalzante. Come hai provato a rendere tutto questo in scena, con i tormenti, il flusso di pensieri, la psicologia della protagonista?

"Una domanda complessa a cui proverò a dare una risposta semplice, perché ritengo che nulla sia più complesso, in scena, della semplicità. Proprio in virtù del grande lavoro fatto a tavolino, e della scrittura di Manfridi, delle splendide musiche del Maestro Antonio di Pofi, che ha composto per noi, per Laura, per questo spettacolo e che altro non sono che un’estensione musicale degli stati d’animo della protagonista, tutto è nato come una conseguenza logica. Nella vita noi siamo abituati a fare un’azione, e contemporaneamente pensiamo a molte altre cose: siamo in perenne flusso di coscienza. Nei panni di Laura, ho provato sulla scena a non abbandonare mai quel flusso, quel magma che da tanto tempo voleva uscire, e ho provato a pensare a cosa farei io se, mentre mi preparo, dopo molto tempo, ad uscire con un uomo, avessi una voglia pazza di dire tutto quello che non ho mai detto o potuto dire, a mia madre, a mio padre, a mia sorella."

Questo è sicuramente uno dei testi più originali di Giuseppe Manfridi, con cui avevi già collaborato. Com’e’ lavorare con lui? Quali suggerimenti registici ti ha dato per affrontare questo spettacolo e questo ruolo?

"Con Giuseppe abbiamo stretto un legame artistico e un’amicizia fortissima. Tanti sono i testi che abbiamo pensato di fare, questo e La Castellana (che abbiamo portato in scena nel 2015 e poi di nuovo nel gennaio 2017) i primi che lui ha scelto per me. Abbiamo un’empatia profonda, ed entrambi un forte rigore e rispetto del teatro. Lui mi ha guidato e sostenuto molto nell’approccio a questo personaggio nelle modalità cui ho accennato prima, ma fidandosi della mia sensibilità interpretativa mi ha lasciato anche molto spazio nello studio della psicologia del personaggio."

Hai recitato anche al cinema, prendendo parte tra l’altro anche al cast del premio Oscar "La grande bellezza". Ti senti più “ a casa” a teatro o sul grande schermo?

"Sicuramente a teatro. E’ stata la mia prima casa, dai vent’anni in poi nell’atelier del mio grande Maestro Mario Scaccia e poi con la sua compagnia. Ma il cinema è un grande sogno, e lavorare con Sorrentino è stato molto bello. Spero davvero di poterlo rifare un giorno."

Sei inoltre autrice. La scrittura ti aiuta in qualche modo nella resa dei personaggi che interpreti, e viceversa, il tuo essere attrice ti facilita il lavoro drammaturgico?

"Assolutamente si. La scrittura per me è parte fondamentale del processo creativo di un personaggio, che ne è il completamento. E’ lì che nasce il suo respiro, e che la parola si fa gesto e diventa corpo spazio, e tempo. Scrivere e spesso dirigere testi che porto in scena con la mia compagnia (Libere Onde Teatro) mi ha aiutato ad assumere una consapevolezza maggiore come attrice e ad avere una visione d’insieme.""

Quali sono i tuoi progetti futuri?

"Riprenderò il mio spettacolo "Tutto il mio amore", testo che ho scritto con l’intento di raccontare la realtà disagiata della mia Calabria, vincitore di molti premi e con all’attivo più di 150 repliche, sarò la protagonista dello spettacolo "Per le rime, Beatrice risponde a Dante", scritto e diretto da Enrico Bernard, che debutterà in prima nazionale al Teatro Lo Spazio di Roma, riprenderò la tournèe di "Italia un sogno", regia di John Pascoe in giro per l’Italia di cui prima data presso l’Arena Civica di Milano e poi.... Altro bolle in pentola.... Ma per scaramanzia, lo dirò al momento giusto."

Maresa Palmacci  21/03/2017

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