Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o chiudendo questo banner premendo il pulsante celeste, invece, presti il consenso all’uso di tutti i cookie

                                                                                                             

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 651

Recensito incontra Amanda Sandrelli in occasione di "Boomerang"

Boomerang”, in scena al teatro Sala Umberto di Roma dal 16 al 28 maggio, è uno spettacolo scritto e diretto da Angelo Longoni, con Amanda Sandrelli, Giorgio Borghetti, Simone Colombari e Eleonora Ivona.
La storia di questa black comedy è quella di una famiglia che, alla morte del capo famiglia, si ritrova nella casa di campagna dell'uomo, in una notte di convivenza forzata in cui si scopriranno segreti del passato che avranno degli effetti su tutti i presenti, tra risate e colpi di scena.
Recensito ha incontrato Amanda Sandrelli, che nello spettacolo interpreta Francesca, la seconda moglie del defunto padre dei protagonisti.

Amanda Sandrelli, figlia del cantautore Gino Paoli e dell'attrice Stefania Sandrelli, è attrice e regista. Nel 1984 debutta al cinema con "L'attenzione". Partecipa, assieme a Troisi e Benigni, al film "Non ci resta che piangere" e, diretta dalla madre, è la protagonista di "Christine Cristina", nel ruolo della poetessa Christine de Pizan. Molto attiva anche in teatro e in televisione, nel 2004 passa dietro la macchina da presa per dirigere il cortometraggio "Un amore impossibile" e il documentario "Piedi X Terra".

“Boomerang” è una commedia molto divertente, che racconta una situazione drammatica attraverso una comicità pungente, cinica, amara, come nella migliore tradizione italiana. Oggi come ieri il pubblico ride ancora di fronte al “marciume” della società o, in questo caso, della famiglia: secondo lei è un’insensibilità derivata dal periodo storico in cui viviamo o è solo un modo per esorcizzare i difetti e le meschinità in cui in fondo è facile riconoscersi?

"Credo che sia una tradizione, quella della commedia all’italiana, di ridere sui propri difetti, sulla meschinità, sulla corruzione. Che tu ne rida o che tu ne pianga, quando vedi certi personaggi e ti riconosci in loro sei costretto a pensare. Io credo che il modo migliore per arrivare alla gente sia quello dell'empatia, del riconoscimento. Penso a Sordi, che è il prototipo dell’italiano e dei suoi difetti, che è riuscito ad arrivare a tutti e sì a far ridere, ma anche a far pensare. Non è la risata che è pericolosa e che crea abitudine. Quello che ci anestetizza un po’ è l’abitudine alla non punibilità dei reati. In una battuta dello spettacolo dico con molta enfasi: Nessuno avrebbe mai pagato. I reati si commettono per un motivo o per l’altro, per corruzione, per prescrizione, e va finire che chi ha fatto un danno non paga. Questo in Italia accade spesso e lo sanno sia quelli che se ne approfittano che quelli che subiscono ed è talmente un costume che ci siamo quasi abituati.
Credo che tutto questo si ritrovi nello spettacolo e, perciò, quando esci dal teatro ti sei fatto quattro risate, ma qualcosa dentro ti rimane. In tutto il teatro che ho fatto, anche le commedie, c’è sempre stato qualcosa di profondo, perché altrimenti non mi piace, non mi diverte. La risata intelligente in genere scaturisce da qualcosa di reale".

Al centro dello spettacolo c’è il concetto di famiglia. Vedere i diverbi tra i familiari è stato in qualche modo confortante, perché anche se traBoomerang01 di loro succedono le cose più orribili, alla fine resta sempre un legame che li tiene uniti, non per forza affettivo. Oggi la famiglia ha ancora un suo valore? È ancora quel luogo sicuro dove rifugiarsi?

"Dipende. Lo è se per famiglia si intende un legame profondo, che sia di sangue o per scelta. Io sono cresciuta in una famiglia allargata, ho vissuto per cinque anni con una mamma che non è la mia, ma che è quella di mio fratello, ed è diventata la mia seconda mamma, perché mi è stata vicina e mi ha aiutato anche se non aveva il dovere di farlo e questo paradossalmente vale anche di più. La famiglia può essere un luogo di protezione, di affetto, ma può essere anche un incubo, sia dal punto di vista individuale, psicologico, che sociale. La famiglia che racconta Boomerang è una di quelle famiglie intese come impresa familiare, cioè dove il padre pensa principalmente al denaro, a come accumularlo e non protegge nemmeno i suoi figli ed è quanto di peggio si possa vedere. Quel tipo di famiglia borghese, chiusa dentro di sé, dove si fa vedere solo il meglio, solo l’apparenza, mi fa paura. Preferisco mille volte una famiglia allargata come la mia, dove ci vogliamo bene e siamo abituati fin da piccoli ad accettare le persone diverse e a valutarle per quelle che sono e per quello che fanno, non per quello che rappresentano".

Lei parlava di apparenza e di accettare le persone per ciò che sono. Ora, uno dei temi che emerge dalla messa in scena è, senza dire troppo, la finzione. Spesso non ci accorgiamo che le persone che ci sono accanto sono molto diverse da come appaiono ai nostri occhi, talvolta si nascondono dietro una maschera, per un motivo o per un altro. Secondo lei quanta finzione c’è nella vita di ognuno di noi? E se davvero ricorriamo a identità fittizie, pensa che sia un fatto del tutto negativo? Ci sono dei casi in cui mentire può essere una scelta giusta?

"Assolutamente sì. Io non sono mai stata convinta che la sincerità sia un valore di per sé. La sincerità è un valore insieme ad altre cose, alla sensibilità, al tatto, all’opportunità. Trovo che ci siano due tipi di maschere: quelle che si mettono per apparire diversi da quelli che si è e possono essere messe per fragilità, per debolezza e fanno quasi tenerezza. In quel caso, quando è usata come difesa, non ci penso neanche a toglierla. Poi ci sono le maschere messe per opportunismo puro e semplice. Quelle sono terrificanti. Sono molte diffuse anche perché quello che richiede il mondo intorno non è l'onestà.
Il mio lavoro ti obbliga a guardarti dentro, a essere onesto con te stesso, perché altrimenti non riesci a trovare ciò che cerchi. Se non accetto la mia parte cattiva, non potrò recitare perché non la trovo, non la conosco. Io non sono mai riuscita a raccontarmi fandonie e questo mi porta ad avere una valutazione di me non alta. Le persone che mi vogliono bene dicono che mi sottovaluto, io sicuramente sto molto attenta a non sopravvalutarmi, perché non mi piace la presunzione. Credo che l’umiltà e la possibilità di dire “ho sbagliato, non lo so fare” ti dia la possibilità di continuare a imparare".

Interessante sentir dire questo: in genere gli attori appaiono come persone molto sicure di sé...

"Non posso generalizzare, ma la maggior parte degli attori non sono persone così sicure di loro stesse, anzi sono sempre piene di dubbi e questa è una cosa comune agli artisti. Un artista presuntuoso e sicuro di sé può avere successo, ma è difficile che sia un artista. Quando diventa pieno di sé, si ferma, non va più avanti. In genere sopravviene il compiacimento, che io detesto: quando un artista, per quanto bravo, si compiace di quello che fa, io lo sento e mi allontano perché non mi emoziona più. E per me l’arte è emozione. Penso che un po’ più di consapevolezza di sé e un po’ meno di presunzione farebbe bene a tutti".

Il personaggio che interpreta, quello della vedova, è molto comico, spontaneo e di una sincerità spiazzante. A lei sono affidati i numerosi colpi di scena che avvengono nel corso dello spettacolo. Come è stato interpretare questa donna che col tempo mostrerà di avere tanteAmandasandrelli02 sfaccettature?

"È un po’ più difficile perché devi lavorare su più piani. La costruzione di un personaggio non è così razionale: studi, leggi il copione, cerchi di capire che tipo di persona è, come ragiona, poi cominci a recitare e lentamente il personaggio prende corpo. Per quanto riguarda Francesca, questo discorso è stato strano perché è come se avesse due anime, una rinchiusa nell’altra. In questo è come se il personaggio crescesse su due binari e metterli insieme è una cosa che succederà con le repliche.
Il personaggio lo inizi a sentire davvero solo quando lo fai la prima volta. Poi cresce e cambia. L’unica regola che ho con ogni personaggio che interpreto è di non giudicarlo mai, perché il giudizio ti allontana. Devo capirlo, questo non vuol dire approvare. La comprensione è l’unica chiave con cui posso accedere a un personaggio e quindi anche nel caso di Francesca questa sospensione di giudizio era fondamentale: non mi interessa capire se fa bene, se fa male, mi interessa capire perché e che cosa la spinge a compiere certe azioni. Bisogna raccontare l’essere umano, non il fatto, perché l’essere umano è sempre più complesso".

Nella sua carriera di attrice lei ha interpretato ruoli per il cinema, il teatro e la televisione. Ipotizziamo che domani le arrivino contemporaneamente tre proposte di lavoro, una per un film, una per una fiction e una per uno spettacolo teatrale: lei, d’impulso, quale guarderebbe per prima?

"Il teatro, sicuramente. Se potessi scegliere farei solo teatro, io sto bene in palcoscenico, il mio posto è quello. C’è il pubblico, che è una variabile enorme. Quando ti abitui ad avere una risposta di energia diventa quasi una droga, una cosa a cui è difficile rinunciare. Poi non nascondo che la televisione è utile, nel senso che dà una visibilità che ti aiuta a fare quello che vuoi in teatro. Se mi capitasse una cosa bella da fare in televisione, la farei volentieri, ma non è facile, sia perché non ce ne sono tantissime, sia perché il teatro si decide da un anno all’altro, per cui è difficile incastrare vari impegni".

Con “Boomerang” sarà in scena al teatro Sala Umberto fino al 28 maggio. Per il futuro ha già dei progetti?

"Il prossimo anno ho la tournée di Boomerang, che sarà a febbraio e marzo, poi ho un altro spettacolo teatrale che debutterà al Festival di Borgio Verezzi il 6 agosto. Dopo una pausa riprendiamo con una tournée di uno spettacolo incentrato sul tema dell’integrazione, coprodotto dal Teatro delle Donne di Calenzano e dal Teatro Cargo di Genova".

Fiorenza Petrocchi 19/05/2017

Leggi la recensione di "Boomerang": http://www.recensito.net/teatro/boomerang-di-angelo-longoni-omaggio-al-volto-noir-famiglia-teatro.html

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

#cinema "2 biglietti della lotteria": arriva in sala l'evanescente commedia rumena. Alessio Altieri @A_Alt_ https://t.co/TKTLOHddYu

Tecnologia