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Daniele Ronco racconta “Mi abbatto e sono felice”, il suo spettacolo ecosostenibile

Arriva sul palcoscenico del Teatro Belli, dall’11 al 14 gennaio, “Mi abbatto e sono felice”, spettacolo di e con Daniele Ronco, diretto da Marco Cavicchioli: il primo monologo a impatto ambientale “0”, autoironico, dissacrante.
Una riflessione sincera sul come si possa essere felici annientando l’impatto che ognuno di noi ha nei confronti del Pianeta, senza utilizzare l’energia elettrica in maniera tradizionale, ma autoalimentandosi, grazie allo sforzo fisico prodotto dall’attore in scena, senza altri elementi scenici, con musiche live e costumi essenziali, recuperati dal guardaroba di nonno Michele, il vero protagonista del monologo.
Si affrontano così le tematiche del disagio, della crisi, della scarsa produttività, povertà, inquinamento, surriscaldamento globale, di tutti quei problemi che affliggono la nostra società nell’era del benessere. “Mi abbatto e sono felice”, vincitore anche dei premi MaldiPalco 2015 e CassinoOFF 2016, dunque, rifacendosi ai principi etici della Decrescita felice, accompagna il pubblico in un viaggio che fa la spola fra un passato intriso di freschezza e genuinità e un presente frenetico e stanco di correre.
L’autore e interprete Daniele Ronco, in questa intervista sulle pagine di Recensito, racconta cosa si cela dietro tale originale lavoro, che fonde attualità, economia, sentimenti e riflessioni.mi abbatto e sono felice foto claudio bonifazio 22

Come nasce “ Mi abbatto e sono felice”?

"Mi abbatto e sono felice nasce nei mesi successivi alla morte di mio nonno, una persona che mi ha insegnato tanto, segnando profondamente il mio percorso di crescita."

E’ uno spettacolo originale e soprattutto ecosostenibile, a impatto zero. Come e’ possibile tutto questo in scena?

"Un giorno vidi un documentario in cui un ingegnere belga raccontava di come aveva ridotto dell’80% il suo impatto ambientale nei confronti del pianeta. Come lavoro faceva il consulente in materia di risparmio energetico, aiutando le aziende a contenere le emissioni di inquinanti. Nel suo ufficio aveva una cyclette, con la quale, pedalando, produceva la corrente necessaria a far funzionare il computer. Grazie a quell’immagine è partita l’idea della messinscena."

“Mi abbatto e sono felice” e’ uno monologo attuale, sulla crisi dei nostri tempi, sui disagi che invadono questa società. Quali sono le tematiche affrontate e come vengono rese drammaturgicamente?

"Le tematiche affrontate sono quelle legate al Movimento della Decrescita Felice, la green economy, l’eco-sostenibilità, l’inquinamento ambientale. A fare da filo rosso all’intera narrazione sono molti aneddoti della mia vita, la maggior parte dei quali legati alla giovinezza trascorsa sui colli torinesi con nonno Michele."

Una riflessione, un percorso tra passato e presente, tra ironia e amarezza, che affronta argomenti ormai diffusi, uniti alla tematica dell’inquinamento ambientale, purtroppo ancora poco trattata in teatro. Questo spettacolo ha quindi un intento di denuncia sociale? E se si, credi che il teatro possa essere un valido strumento di denuncia e soprattutto di rinnovamento per la società?

"Assolutamente sì. E lo dico a gran voce. Il limite del teatro sta nello spazio sempre più risicato che i media offrono a questo potentissimo strumento di comunicazione. Il teatro non serve alla nostra economia perché presuppone il contatto delle persone e un sostegno da parte delle istituzioni. Ed è secondo me un grande errore di valutazione, perché il teatro l’economia la genera eccome, ed è una delle economie più pulite che esistano."

mi abbatto e sono felice foto Nicola Dodi 9Hai collaborato con importanti nomi della scena teatrale. Chi ti ha trasmesso gli insegnamenti più significativi per affrontare al meglio anche questo lavoro? Ti rifai a qualche modello teatrale o cinematografico?

"Alcuni maestri che ho avuto la fortuna di incontrare mi hanno insegnato che un attore non deve mentire, innanzitutto a sé stesso. Solo chi riesce a mettersi a nudo di fronte alla propria arte riuscirà a suscitare emozioni vere nel pubblico. Per mettersi a nudo ci si deve conoscere e ascoltare, in una continua ricerca delle proprie urgenze, il vero motore dell’energia sprigionata da un attore sulla scena."

Cosa speri possa arrivare al pubblico?

"Vorrei che il pubblico avesse la sensazione di frenare per un momento, di avvertire il tempo più dilatato per recuperare dalla propria memoria sensazioni che di solito non si ha tempo di provare.
Far conoscere la storia di nonno Michele non come autocelebrazione famigliare, ma come messaggio di speranza per un mondo che ha tanto bisogno di non perdere il senso di comunità e di vivere all’insegna della semplicità."

Porterete in giro questo spettacolo? Quali sono i tuoi progetti futuri?

"Mi abbatto e sono felice viene da un anno e mezzo davvero fortunato, con oltre 50 repliche in tutta Italia. Dopo Roma saremo a Savona, Napoli, Trento e poi nuovamente in Piemonte. Il 2018 mi vedrà impegnato in due nuove produzioni, di cui una sarà la versione teatrale dell’opera prima di Alice Filippi “78-Vai piano ma vinci”, candidata ai prossimi David di Donatello, dove ho avuto la fortuna di interpretare il ruolo del protagonista."

Maresa Palmacci 07-01-2018

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