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Lidia Vitale e Blu Yoshimi, madre e figlia dalla vita reale al set per il corto “Actus Reus”

Le statistiche dicono che in Italia i crimini contro la persona sono diminuiti, ma che tuttavia invece sono aumentati notevolmente i femminicidi. In un paese in cui le donne sono ancora troppo volte vittime di violenze fisiche, verbali e psicologiche, “Actus Reus” il cortometraggio di Julian Grass rompe il muro di silenzio dietro cui si nascondono vittime e carnefici. Una storia vera, un caso di “giustizia all’italiana”, che sabato 2 dicembre verrà presentato per la prima volta alla Casa del Cinema di Roma durante il Riff, Rome indipendent Film Festival. Abbiamo incontrato due delle protagoniste: Lidia Vitale, attrice poliedrica con una carriera ventennale alle spalle tra film, teatro e televisione, e Blu Yoshimi, la giovane protagonista di “Piuma” del regista Roan Johnson, legate non solo dalla passione profonda per la recitazione, ma anche e soprattutto da un rapporto indistruttibile come solo quello tra madre e figlia sa essere.

“Actus Reus” è un cortometraggio molto forte, che in soli 25 minuti colpisce allo stomaco chi lo guarda. Siamo nell’Italia degli anni ‘70 e lo stupro è ancora visto come un reato contro la morale, oggi non è più così, eppure sembra tutto drammaticamente attuale
Lidia: "penso che questo sia un momento topico per noi donne. Questo vaso di Pandora che si è aperto sugli abusi deve farci chiedere: Quante altre volte vogliamo che accada? Quanti abusi bisogna subire per dovere famigliare? Quanto ci è stata inculcata l’idea di sottostare al volere dell’uomo? Quante volte ci è stato detto ‘Lascialo fare. Resisti’? Quante volte cediamo al baratto economico? L’amore è gioia, non resistenza. Finché non si radica nell’individuo una tendenza al profondo rispetto per le donne, è necessario che si parli di storie come quella di Actus Reus".

Blu: "credo che il corto sia molto forte non solo per la storia che racconta, ma soprattutto per il modo e il coraggio con cui Julian la affrontata. Raramente si va così a fondo parlando di stupro e il suo lo trovo un modo geniale di arrivare dritto alla brutalità di un simile gesto. Ciò che mi ha colpito di più è stata la reazione del pubblico che lo ha apprezzato nonostante lo shock iniziale. Purtroppo questa è la storia dell’umanità, non solo delle donne, ma di tutti i tipi di minoranze. Gli uomini sono abituati a comportarsi così e noi donne a recepire questi atteggiamenti come normali".VitaleYoshimi02

Evelina e Maria, la madre e la figlia che interpretate, insieme a Valentina Garavini, la terza attrice donna, rappresentano tre tipologie femminili e tre differenti modi di relazionarsi con la figura maschile.

B: "il mio personaggio Maria, di nome ma non di fatto, rappresenta lo scontro aperto tra due diverse generazioni, la sua e quella del padre, che in questo caso è anche l’artefice dello stupro. È una ragazza che ama, indipendente, con dei valori molto precisi e non si vergogna di seguirli".

L: "Evelina, che è una donna completamente diversa da me, nel corto subisce una vera e propria rivoluzione umana e trova il coraggio di ribellarsi a quegli obblighi imposti dal matrimonio grazie all’atto estremo di un’altra donna, l’avvocato interpretato da Valentina, che, talmente esausta, per poter vincere contro un mondo di uomini è costretta ad indossare un potere maschile. Solo così Evelina trova il coraggio di rifiutare l’abuso e di riscattare se stessa".

L’arte, il cinema, il teatro possono sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi? Possono aiutare a superare i pregiudizi?

L: "arte, cultura e educazione sono alla base del cambiamento, per questo si rischia grosso in un paese come l’Italia che non investe sulla cultura. Se io non conosco la storia come faccio a prendermi il mio potere? Il potere rosa non vuol dire che la donna debba diventare come l’uomo, adottando i suoi stessi comportamenti, il ricatto, l’estromissione. No, la donna deve sapere accogliere, usare la dolcezza, guardare oltre. L’abuso non è solo di tipo sessuale, ma anche economico, di potere. Com’è possibile che in Italia un’attrice guadagni 1/10 degli uomini nonostante la sua lunga carriera?".

B: "in quanto artisti dobbiamo prenderci delle responsabilità. Esporre la nostra vulnerabilità e darla agli altri affinché questi possano portala nella loro quotidianità. Mi viene in mente questa frase ‘pace e cultura sono inseparabili. Senza pace non può esistere cultura. Quando la cultura fiorisce, la pace si sviluppa. Non sto parlando di una cultura effimera, ma di una cultura che stimoli le nobili qualità degli esseri umani’".

VitaleYoshimi01Rimaniamo sull’abuso di potere e pensiamo a quanto sta succedendo in America da un mese e a quanto è emerso anche in Italia. Lei Lidia, consapevole dei rischi che si corrono in questo ambiente, che consiglio ha dato a Blu quando ha iniziato anche lei a frequentarlo?

L: "l’esempio è fondamentale oggi, i ragazzi sono delle spugne e la famiglia è il primo luogo da cui imparare. Non possiamo pretendere che facciano rivoluzioni culturali quando in famiglia si sta sempre alle stesse logiche. Ho iniziato questo lavoro da giovanissima e quante volte mi è capitato? Quante volte sono scappata? Ma ho continuato a fare questo mestiere, perché rinunciare al sogno vuol dire cedere all’abuso".

B: "questo è un mondo che a volte ammazza la poesia della passione. Quando è uscito il caso di Asia Argento, mai avrei pensato che si sarebbe arrivati a far polemica su un reato. Sono rimasta molto dispiaciuta di vedere durante la Festa del Cinema di Roma che nessuna attrice, amica di Asia, ha preso parte a questo movimento globale. Perché noi non ci uniamo, mentre nel mondo si muovono? Continuiamo a giustificare certi comportamenti?". 

In “Actus Reus” recitate per la prima volta insieme, interpretando madre e figlia. Com’è andata? Che tipo di rapporto è il vostro?

B: "la cosa divertente è che il regista ci ha scelto per questi ruoli senza sapere che eravamo realmente mamma e figlia. Solitamente quando lavoriamo da sole siamo molto silenziose, mentre insieme ci divertiamo molto. Siamo molto indipendenti sul lavoro, ci vogliamo bene, siamo sincere anche sul set. Ci stimiamo come attrici e ci aiutiamo".

L: "l’aspetta sanguigno è dato per scontato visto il nostro legame famigliare, eppure recitare non è stato semplice perché si trattava di due donne completamente diverse da noi, io in particolare sono sempre stata una che rompe le regole. Essere una madre single implica una vita complessa, ancora di più se si fa il nostro lavoro, ecco perché è fondamentale una buona dose di ironia e di condivisione. Tra di noi c’è molta libertà nel dirci come stiamo e di cosa abbiamo bisogno".

Credits: Fabio Lovino e Daniele Butera

Eleonora D’Ippolito  01/12/2017

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