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"Dovremmo essere tutti Rambaldo": Recensito incontra Olden

Davide Sellari, in arte Olden, è un cantautore di Perugia ma vive da dieci anni a Barcelona, città che nei mesi passati ha vissuto non poche turbolenze. Il 22 maggio scorso è uscito il suo nuovo album "Ci hanno fregato tutto", titolo d'impatto che si fa sintesi di una riflessione sul nostro circostante. Nei giorni immediatamente successivi al referendum indipendentista della Catalogna, Recensito ha fatto una chiacchierata con Olden sulle sue città, sui suoi modelli musicali e su "C'era una volta in America" di Sergio Leone.

Da “sono” a “ci hanno”, dal singolo al collettivo. È da questo cambio di referenti che si crea uno scarto tra i due dischi “Sono andato a letto presto” (2014) e “Ci hanno fregato tutto” (2017)? Quanto èOlden copertina cambiato Olden negli ultimi tre anni?
Mi piace questo spunto, anche perché in realtà non mi ero soffermato su questa sfumatura, che poi tanto sfumatura non è... la mia risposta è sì, credo che il passaggio tra “io” e “noi” rappresenti bene la differenza di base tra il mio lavoro precedente e l’ultimo “Ci hanno fregato tutto”, un album che cerca di interpretare i nostri tempi, che ha la pretesa di avere una visione “collettiva” benché profondamente personale.
Sono sicuramente cambiato ma credo che questa sia una costante della nostra vita, o almeno così credo che dovrebbe essere; ogni giorno siamo differenti, ogni esperienza ci cambia, nel bene o nel male.
Sono forse meno rilassato, mi costa sempre meno accettare le imposizioni, specialmente quando le trovo ingiuste; e fatico sempre di più ad accettare il conformismo, la mancanza di coraggio.

Perché “Ci hanno fregato tutto”?
Perché ce la stanno facendo sotto il naso e spesso non ce ne rendiamo conto; perché la bellezza e la sostanza ce le sta portando via il nostro tempo, un tempo che corre veloce e che spesso non lascia traccia. Il sistema “democratico” odierno è ormai basato soprattutto su rapporti virtuali, su slogan di poche righe e quasi sempre veicolato attraverso il valore vuoto delle apparenze. E paradossalmente il distacco tra il potere e la gente comune sta diventando irrecuperabile; oggi, ad esempio, tutti i politici usano Twitter, ci propinano ogni giorno le loro belle opinioni e allora ci sembrano vicini, perché “oh, anche Trump usa Twitter, siamo tutti uguali”. Invece è proprio così che ci stanno fregando, perché mai come oggi le diseguaglianze sociali sono arrivate a livelli così alti, e perché la classe politica (salvo eccezioni) si è dimenticata delle piazze, delle sezioni di partito e, soprattutto, delle persone.

Per quest’ultimo disco hai sperimentato la campagna di crowdfunding. Che esperienza è stata?
In realtà questo è già il secondo album supportato dal crowdfunding e, come per il disco precedente, l’esperienza è stata molto positiva; ormai i fan hanno capito che questo strumento, oltre che aiutare l’artista ad avere visibilità e a vendere un bel numero di copie del cd, crea una sorta di legame, di comunità, che rende un progetto di questo tipo “speciale”. Come dico sempre non è più il “mio” nuovo album, ma il “nostro” [sorride, ndr].

“Sono un cantautore vecchio stile, amo molto le rime”. Quali sono i riferimenti musicali di Olden?
Questa citazione è fondamentalmente una provocazione, una risposta a qualche “critica” ricevuta nel mio album precedente (sono un po’ permaloso, giá lo sapevate no?) [ride, ndr], dove si diceva che il mio stile fosse “troppo” cantautoriale e quindi vecchio, non a passo con i tempi. Io preferisco pensare di essere libero e non amo le etichette, credo che già abbiamo abbastanza regole e imposizioni per aggiungerne delle altre anche nella musica. La musica deve essere la “nostra piazza”, dove ognuno dice quello che vuole e come vuole; poi sarà la gente a decidere se fermarsi ad ascoltare o proseguire oltre. Per tornare alla domanda, sono un grandissimo fan della musica d’autore italiana (Guccini, Fossati, De André, Tenco, Dalla, De Gregori, Jannacci e mille altri), un vero miracolo artistico forse senza eguali; ma ho anche una parte diciamo più “british” (dai Beatles agli Who a David Bowie) ma non mi faccio mancare nemmeno le meraviglie di Tom Waits e Bob Dylan e... mi sa che non ne usciamo più se continuo.

Da che episodio è nata “La festa dell’indiependenza”?
Questa frase mi risuonava in testa da un sacco di tempo. Vivendo a Barcelona mi trovo immerso completamente nella “questione catalana” ed il concetto di “indipendenza” spesso risuona per strada, in tv, dal barbiere. E quindi ho iniziato a canticchiare questa frase, quasi per gioco, come una piccola nevrosi; e poi un giorno ho preso la chitarra il foglio e la penna e l’ho scritta. Parlando di tutta altra cosa tra l’altro, ma mantenendo il titolo, cambiando solo “Indipendenza” in “IndiEpendenza”, riferendomi appunto alla scena indie italiana. È un brano che non vuole giudicare ma solo sorridere un po’ su certi topici e cliché che ultimamente vediamo trionfare, a volte senza meriti apparenti.

La foto di copertina ha un impatto immediato. Siamo tutti come Agilulfo, protagonista de “Il cavaliere inesistente” di Calvino, oppure c’è qualche Rambaldo che quell’armatura vuota cerca di riempirla?
La copertina è una foto di Renzo Chiesa e credo che “celebri” perfettamente lo spirito dell’album; essendo un disco in realtà positivo e non rassegnato voglio pensare che ognuno di noi dovrebbe essere il Rambaldo che cerca di riempire l’armatura. Per resistere. E non farci fregare tutto.

“Sono andato a letto presto” richiama la celebre frase di “C’era una volta in America”. Che influenza ha avuto il film, se ce l’ha avuta, sull’immaginario di quel disco?
Probabilmente molta, anche perché stiamo parlando del mio film preferito in assoluto! In generale quell’album tratta soprattutto di rapporti umani, di amicizie ricordate ma anche di distacchi e malinconie, sensazioni e suggestioni che ritroviamo anche nel capolavoro di Sergio Leone; ma l’influenza più grande è evidentemente nella canzone “Senatore Bailey”, un brano che racconta, a modo mio, il finale del film, uno dei più belli di sempre, a mio parere.

Dall’attentato sulla rambla alla questione catalana. Raccontaci la tua Barcelona.Olden chitarradef
Qui il discorso sarebbe davvero lungo, lunghissimo, per cui non vi voglio annoiare e cercherò di riassumerlo. Quello che so è che Barcelona è casa mia da dieci anni, la città europea più stupefacente, laboriosa e allegra che abbia mai conosciuto. Una città che è stata colpita dall’infamia del terrorismo e che si è subito rialzata, con una risposta della cittadinanza straordinaria; il nostro occidente ha delle grandissime responsabilità nei confronti di tutte le vittime innocenti del terrorismo e purtroppo non si riesce a vedere la fine di tutto questo. Perché le bombe occidentali continuano a cadere e perché la follia del terrorismo continua a crescere e a diffondersi. In merito alla questione catalana credo che la vicenda sia molto intricata e che i politici (sia nazionali che autonomi) non siano riusciti a proporre nulla di convincente, né da una parte né dall’altra.
Credo però che la rivendicazione di questa parte importante della popolazione catalana sia legittima e che non debba essere demonizzata a priori; basta leggere e conoscere un po’ la storia di questa terra per capire che l’indipendentismo non è nato ieri (non è la Padania, che è un po’ come dire Fantasylandia), che il catalano è una lingua vera e propria da secoli e che storicamente, le varie monarchie che si sono succedute ed il franchismo poi hanno colpito sempre duramente l’orgoglio identitario catalano. I pestaggi e le cariche della polizia spagnola sono il degno proseguimento di quello che fu il franchismo, senz’altro più lieve ma di certo non meno vergognoso. I fatti del primo ottobre lasceranno il segno, perché vedere gente normale (giovani, persone anziane) presa a manganellate senza rappresentare nessuna minaccia hanno aperto una ferita praticamente insanabile. Dall’altra parte non condivido l’eventuale mossa della Dichiarazione Unilaterale e nemmeno credo che l’Indipendenza possa rappresentare uno scenario di miglioramento, sociale ed economico. Molti sono i dubbi, troppe le incertezze. Staremo a vedere, per ora c’è preoccupazione ma anche la speranza che si possa trovare una soluzione. (Meno male che dovevo riassumere il discorso!)

Per par condicio, raccontaci anche la tua “Perugia”.
Perugia (e l’Umbria in generale) è il centro di tanti affetti importanti, la mia famiglia, i miei amici di sempre. È la mia memoria e i miei ricordi più profondi, è dove ho iniziato a scrivere canzoni e poi a cantarle, è la mia isola di fuga dove quando posso scappo (ultimamente poco, per colpa del tempo dannato che lascia sempre meno spazio). Penso al Natale adesso (non manca poi molto) e già sento l’odore del brodo dei cappelletti fatti in casa, e tutte quelle voci che si mischiano e gli abbracci che si sprecano. A prestissimo, dunque.


Dove trovare Olden: https://oldenmusica.com/ https://www.facebook.com/oldenmusic/ 

Daniele Sidonio 13/11/2017

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