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Clips ora si arricchisce con personaggi Disney e Pixar e nuovi overlay grafici

Clips, l’intuitiva app Apple per creare video in iOS, è stata aggiornata oggi e include ora decine di nuovi poster e overlay grafici, oltre a introdurre miglioramenti relativi all’usabilità che rendono ancora più facile trasformare foto e clip video in filmati espressivi e divertenti su iPhone e iPad.
Gli utenti possono aggiungere ai loro video i personaggi Disney e Pixar più amati. Clips 1.1 include overlay animati di Topolino, Minni, Paperino e Paperina. L’app si arricchisce inoltre dei personaggi dei film di animazione Pixar Toy Story e Inside Out, così gli utenti potranno creare video con i mitici Woody e Jessie, o condividere le loro emozioni con Gioia, Paura e tutti gli altri. Per raccontare meglio una storia, oltre ai divertenti personaggi, si possono aggiungere, come titoli, i nuovi poster disegnati da Disney.
I nuovi poster animati e vivaci aiutano a raccontare le storie nei video.
Clips include inoltre 10 nuovi overlay disegnati da Apple e 12 poster con una splendida grafica, sfondi dal rendering eccezionale e testi animati personalizzabili. Dallo scintillio dell’acqua a una sinuosa colonna di fumo che sale in slow motion, fino all’arte pop-up 3D, i nuovi poster offrono ancora più versatilità per creare fantastici video in iOS.
Grazie a un nuovo pulsante per l’editing dei Titoli live, è ancora più semplice modificare titoli e sottotitoli.
Clips è di serie su tutti i nuovi dispositivi iOS ed è disponibile anche come download gratuito sull’App Store. Clips 1.1 è disponibile da oggi come aggiornamento gratuito sull’App Store per tutti gli utenti.

U.S.

“Of Man and Beast”: al Teatro Vascello una prima nazionale che esplora le logiche di gruppo e la natura dell’uomo

È su una scena minimalista che il Teatro Vascello ospita l’ultimo appuntamento di “Fuori Programma”: il festival di danza contemporanea ha chiuso in bellezza lo scorso 26 luglio con la prima nazionale di “Of Man and Beast”, la performance del gruppo di danzatori inglesi riuniti nella Chameleon Company.
Vestiti in modo ordinario, tipicamente metropolitano, t-shirt, jeans e trainers, cinque ballerini irrompono sul palco con movenze che ricordano non tanto la danza, quanto veri e propri esercizi da warm-up, per una piece che pone l’accento sulla fOf Man And Beast2orza, la complicità, ma anche l’ostilità tra uomini. I cinque ballerini slittano dall’uno all’altro stato a mano a mano che la performance: le braccia protese in avanti diventano ora simbolo di amicizia ora preludio di un’interazione fisica più violenta e combattiva. Fasci di luce che illuminano i danzatori da dietro le quinte ne deformano il viso in espressioni mefistofeliche, per meglio sottolineare il passaggio dalle dinamiche di gruppo a quelle tra gang, in cui tutto si compie in funzione del leader di turno. Non mancano peraltro momento di humor in cui i cinque protagonisti, allineanti in fila di fronte al pubblico, sfrontati, sprezzanti, guardano spavaldi lo spettatore, una mano infilata sfacciatamente nei pantaloni, ammiccando, provocando chi osa incrociare il loro sguardo. Quello che sembra il più giovane dei cinque, Theo Fapohunda, fallisce nell’impressionare gli altri e quindi diventa immediatamente l’outsider, il personaggio alla continua ricerca dell’approvazione del gruppo. Nello spazio di trenta minuti la danza esplora così temi come l’accettazione da parte dei Spellbound1propri coetanei, il rifiuto, la sottomissione alle dinamiche di gruppo e alle direttive del leader (un bravissimo Lee Clayden). Quando finalmente viene accettato, il nuovo arrivato si è completamente sottomesso alle logiche del branco, trasformandosi nell’ “animale” del titolo, un cane rabbioso che ringhia a comando, letteralmente portato a spasso dal proprio padrone. Padrone che peraltro, nell’assolo che occupa l’ultima parte dello spettacolo, dimostra tutta la propria vulnerabilità come leader, magistralmente riassunta nell’immagine del ballerino, rannicchiato alla stregua di un bambino e portato in spalla da un altro membro del gruppo (Taylor Benjamin).
Calato il sipario sulla suggestiva esibizione della Chameleon Company, accolta da una scorscio di applausi, si continua a danzare, ma stavolta sulle coreografie di Mauro Astolfi e della sua Spellbound Company. Se quello della compagnia inglese può essere considerato una forma particolarmente innovativa di teatro-danza, Astolfi al contrario sviluppa un movimento puro, astratto e perfettamente padroneggiato dai danzatori. In “Mysterious Engine”, pezzo già eseguito quest’anno al Teatro Eliseo e riproposto nell’ambito del festival, quattro danzatori, due uomini e due donne, portano in scena la propria ricerca della libertà, anche semplicemente da un punto di vista amoroso, come dimostra il continuo lasciarsi e rimescolarsi delle coppie di ballerini durante la piece: ai movimenti dei quattro fa da contraltare la musica elettronica ed una non identificata voce fuori campo, che, lungi dal gettare luce su quanto si sta svolgendo sulla scena priva di scenografia, lascia lo spettatore stordito, confuso. A seguire un altro pezzo che è valso non pochi elogi alla compagnia, “The Hesitation Day”, un quartetto maschile colto nell’atto di rappresentare una suggestiva composizione di attrazione e repulsione tra le varie individualità. Astolfi, ancora una volta, pur lontano da qualsivoglia volontà di narrazione, punta sull’energia espressiva dei danzatori, quasi a voler invitare il pubblico in sala ad abbandonarsi semplicemente al gioco di suggestioni e al flusso dei movimenti, ora fluidi ora rabbiosi e scattanti, dei ballerini.
Desirée Corradetti
28/07/2017

La verità di Anna Magnani: al Vittoriano la mostra che omaggia la grande attrice italiana

“Io non mi considero un’attrice. Se piglio fuoco brucio bene, se no non c’è niente da fare”, così Anna Magnani si descrisse quando ricordò l’incontro con il poeta Giuseppe Ungaretti che la omaggiò come “l’attrice più grande di tutti i tempi”.
La mostra “Anna Magnani, la vita e il cinema”, curata dal critico cinematografico Mario Sesti, intende rendere un tributo alla carriera della Magnani  (1908-1973) e al suo essere ‘vera’, di quella verità così rara (al giorno d’oggi più che mai), da conservare come un bene prezioso. Fino al 22 ottobre nella Sala Zanardelli all’interno del Complesso del Vittoriano sarà possibile visitare l’esposizione, nata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale, l’Istituto Luce Cinecittà e Rai Teche, all’interno della rassegna “Il Vittoriano tra musica, letteratura, cinema e architettura”, promossa dal Polo Museale del Lazioannamagnani03
Una serie di immagini in bianco e nero appese alle pareti rivelano l’essenza di una donna ed artista unica. Ci sono foto dai set dei suoi film più famosi: “Camicie rosse”, “Mamma Roma”, “Teresa Venerdì”, “Bellissima”, “La carrozza d’oro”, “Pelle di serpente”, “Roma città aperta” (il film che le fece raggiungere la fama internazionale) e “La rosa tatuata” (interpretazione che le valse l’Oscar come miglior attrice protagonista). Anna in compagnia di Totò, Luchino Visconti, Aldo Fabrizi, Danny Kaye, Marlon Brando, Franco Cristaldi e il bellissimo scatto della sorridente complicità con Roberto Rossellini. In due sale è possibile inoltre ammirare dei video che la ritraggono in eventi pubblici e delle sequenze cinematografiche, in cui la sua immensa capacità interpretativa è fuori discussione.
Un altro spazio, intitolato “A casa sua”, riguarda la vita domestica della Magnani. Gran parte delle fotografie presenti appartengono all’archivio dell’Istituto Luce e coprono una fascia temporale di un decennio partendo dagli anni Cinquanta. Anna canta, suona, fuma, sorride, pensa, conversa con i giornalisti.
Una vita affettiva non facile (basti pensare alla quasi totale assenza dei genitori e al fallimento delle relazioni sentimentali), che ha indubbiamente contribuito alla sua sensibilità artistica, pur causandole una solitudine irreversibile: “A livello spirituale sono stata da sola tutta la vita”.
Anna Magnani era un ‘vulcano’ (come il film di Dieterle che interpretò nel 1950), un mix esplosivo di immedesimazione e istinto, talento e personalità, gioie e soprattutto dolori. Il simbolo di un Paese che a piccoli passi si dirigeva verso la modernità.
La mostra dunque non è esclusivamente una dedica all’attrice, bensì un omaggio al nostro grande cinema e un invito a riscoprire la genuina italianità.

Sara Risini 28/07/17

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