Illuminato da una lampadina, fissa immobile i nostri movimenti. In realtà è indifferente a qualsiasi cosa, non sbatte nemmeno le palpebre, privo anche dell’istinto naturale di riparare gli occhi dalla luce. Intorno a lui, uno spazio chiuso dal buio e dal silenzio, un vuoto insopportabile. Poi lo sparo. Ora siamo noi a osservare il suo corpo, un ingombro impazzito che muovendosi senza direzione traccia i confini della sua solitudine. È Lev Zasetky, il soldato russo colpito il 2 marzo 1943 da una pallottola che gli ha perforato il cranio e cancellato la memoria. Paziente del neuropsichiatra russo Alexander Lurja, Lev è il protagonista dell’ultimo spettacolo della compagnia romana Muta Imago.
Disordini del movimento, oscillazioni di umore, impulsi incontrollati, agitazione e allucinazioni: solo sul palco, Glen Blackhall interpreta la “ferita traumatica al cervello”. Osserviamo il paziente, come una Tac, entriamo nella sua testa attraverso la scena di Massimo Troncanetti: la mente di Lev è coperta dalla polvere, le sue facoltà sepolte sotto la sabbia. Le mani scavano senza sosta in cerca dell’identità prima della pallottola, poi il movimento casuale rivela un istinto, c’è la madre, ecco il ricordo di una carezza. La mano di Lev schizza veloce, cerca di fermare i ricordi, brevi apparizioni. Sono le allucinazioni del paziente, Lev non arriva nemmeno a concludere un ricordo, e lo cancella. Scivola, si alza e cade sulla sua stessa immagine riflessa, è un uomo che non riesce a mantenersi in piedi, il suo equilibrio precario gli permette di avvicinarsi e scorgere per un solo istante la sua identità, ma il suo ricorda dura giusto il tempo di ricadere a terra. Intanto la radio annuncia che Jurij Gagarin è la nuova immagine dell’Unione Sovietica. Mentre l’“uomo volante” fluttua nello spazio, il suo coetaneo Lev è un’ombra pesante sulla Terra, immagine muta di ciò che va dimenticato della guerra. Vorrebbe urlare che invece lui c’è, è nonostante tutto un essere umano. Ma non può perché la parte del cervello che controlla i muscoli del discorso è danneggiata. Allora scrive: La gente pensa in grande. La gente parla del cosmo, e degli spazi cosmici. Ma la gente non pensa alla terra, pensa e sogna voli sui pianeti. Così il diario di Lev Zasetky scritto in trent’anni di malattia, è un lucido sguardo sulla realtà interpretato da Muta Imago. Vincitore del Premio Speciale Ubu 2009, il gruppo si è formato nel 2004 tra Riccardo Fazi, drammaturgo, Claudia Sorace, regista, Massimo Troncanetti, scenografo, a cui nel 2006 si è aggiunto l’attore e performer Glen Blackhall. Giovani artisti, portano le nuove tecnologie sul palco per dar vita alla più tradizionale delle emozioni, l’autentica meraviglia.
(Martina Melandri)