Giovedì 9 Settembre 2010
cerca sul sito
Inserisci la parola da cercare:

cerca sul sito
Iscriviti alla nostra mailing list per restare sempre aggiornato
E-mail
cerca sul sito
Manda i tuoi contributi, le tue recensioni alla nostra redazione e potrai essere pubblicato!
Click per partecipare
segnala
Segnalaci gli eventi della tua città
Segnala

A Milano, Marco Rovelli porta in scena i Servi

08 03 2010 (Teatro / Visti da noi)

 

Teatro della Cooperativa, Milano

SERVI

di Marco Rovelli e Renato Sarti
con Marco Rovelli e Mohamed Ba

regia di Renato Sarti

musiche dal vivo di Davide Giromini (fisarmonica e tastiere), Lara Vecoli (violoncello) e Marco Rovelli (chitarra)

Fino al 14 marzo 2010



Avrebbe potuto descrivere le meraviglie del Senegal, farci conoscere le tradizioni del suo popolo, lasciarci immaginare luoghi, gente, colori della sua terra, accompagnando ogni racconto con il suono del djembé. Questo sarebbe stato uno scambio culturale, a questo dovrebbe ambire una società che si definisce multietnica.

E invece, Mohamed Ba sale sul palco per raccontarci che la schiavitù ancora oggi è “normalità”. Lo fa con Marco Rovelli, autore di Servi, lo spettacolo che mette in scena l’omonimo libro, frutto di un viaggio nell’Italia dei padroni, quella che scambia la parola integrazione con “possibilità di sfruttamento”.

Rovelli sceglie il teatro per raccontare una verità che punta il dito contro le istituzioni, le leggi sbagliate, ma soprattutto contro chi resta indifferente e superficiale, con chi vede solo il “negher-macchina da lavoro” e non l’uomo.

Mohamed è in Italia da dodici anni, lavora come educatore, conosce tre lingue, è laureato in biologia, e come lui tanti altri uomini e donne arrivati qui, clandestini o “in regola”. Eppure ci può solo raccontare di diritti non riconosciuti, di lavoro, schiavitù e di morte. Ma lo fa con le movenze, l’ironia e il carisma di una persona che ha la musica e il sorriso nel sangue.

Oltre al suo djembé  la narrazione è affidata alla chitarra e ai testi di Rovelli, a una fisarmonica e un violoncello: quattro strumenti e due sedie, unici oggetti presenti in scena. A costruire la storia, a emozionare e commuovere, ci pensano gli “attori”, interpreti di quel teatro a metà tra teatro di narrazione e teatro-canzone, che usa un po’ di finzione solo per mostrare meglio la realtà.

 

(Martina Melandri)