“Acqua, solo acqua. Ovunque. Tutte le assi si asciugarono. Acqua, solo acqua. Ovunque. Ma non una goccia da bere. Marciva anche il profondo blu: oh Cristo! ....tutt’intorno fuochi di morte si sollevarono in un sabba delle tenebre”. Con questi inquietanti versi, il poeta romantico Samuel Taylor Coleridge, descrive l’inizio della vendetta dell’Albatros, misterioso uccello “che soffiava la brezza” che viene incautamente ucciso dal marinaio errante, protagonista della sua famosissima opera epica che prende il nome di “Ballata del Vecchio Marinaio”. Questa affascinante pièce gotica ha recentememte fatto il suo debutto nell’ambito della rassegna Gesti Contemporanei “TEST” dello Stabile catanese, al Centro ZO di Catania. Salutata da applausi scroscianti, l’opera, tradotta dall’inglese arcaico ed adattata per il teatro da una bravissima Micaela Miano, porta la firma dell’acclamato regista etneo Guglielmo Ferro che ne ha anche curato la scenografia. La potente e superba interpretazione di Sebastiano Tringali riesce a rendere viva l’angoscia del sogno allucinante di Coleridge. Il suo monologo racconta magnificamente la “parabola” dello scrittore inglese che richiama l’attenzione sul rispetto del creato e sui pericoli nei quali incombe l’uomo quando sfida la natura e le sue forze tremende, contravvenendo alla legge di Dio. Secondo un’accreditata interpretazione letteraria, l’opera è quindi un’allegoria religiosa. L’uccisione dell’albatros equivale al peccato originale di Adamo ed Eva. Il marinaio errante è quindi condannato a scontare un “purgatorio personale” nel quale è costretto a raccontare in eterno il suo crimine orribile.
Come sottolinea lo stesso regista, l’opera, ricca di simbolismo, affronta comunque il tema del viaggio umano verso l’ignoto : “chi siamo? Cos’è la morte e cos’è la vita? E’ tutto questo reale o è solo un viaggio dentro gli occhi fiammeggianti del vecchio marinaio?”. Il marinaio, identificato con diversi archetipi (viaggiatore, scrittore, saggio, peccatore, traditore), è in balia di forze occulte contro le quali cerca di trovare un equilibrio tra il mondo fisico e quello spirituale. Bellissima l'interpretazione della madre del regista. La grande Ida Carrara, la cui voce profonda ricorda l’ineluttabile messaggio moralistico del grande scrittore romantico.
L’allestimento di Ferro propone una serie di costumi molto evocativi creati da Giusi Gizzo e musiche, a cura di Massimiliano Pace, capaci di creare una cornice suggestiva nella quale vengono dosate con sapienza tecnologie moderne e tradizionali tecniche di scena. Lo spettacolo è andato in scena nel capoluogo etneo fino allo scorso 31 gennaio.
(Alberto Lunetta)