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Giorgio Bracardi: "Vengo considerato un artista di serie C "

28 06 2007 (Interviste)

 

Giorgio Bracardi, voce storica del programma radiofonico “Alto Gradimento”, nasce come pianista ma arriva al successo con i programmi televisivi “L'altra Domenica”, “Quelli della Notte”, “Indietro Tutta”. Grazie alla sua vis comica- grottesca approda al cinema lavorando, fra gli altri, con Steno che lo dirigerà in “Banana Joe”, “Quando la coppia scoppia” e “Mi faccia causa”. Famoso per i suoi tormentoni, la gestualità e gli strampalati personaggi “non-sense”, rappresenta un pezzo di storia della scena radiofonica e televisiva italiana, che ha calcato fin dai suoi albori grazie anche al sodalizio artistico con Renzo Arbore.

Lo incontriamo alla Domus Talenti di Roma, dove presenzia per lanciare la nuova edizione del Festival Estivo della Canzone di Piombino.


 

Perchè la presenza di Giorgio Bracardi ad un festival di musicisti emergenti?

 

Giorgio Bracardi: “Negli anni Sessanta, ai tempi della RCA, io scrivevo canzoni. Ero immerso in questo mondo, ho partecipato due volte al Festival di Sanremo come autore. Sono sempre rimasto visceralmente legato a questo mondo e, nonostante la mia carriera sia andata verso un'altra direzione, non ho mai interrotto la mia attività di pianista.”

 

Questo tipo di eventi, secondo Lei, sono ancora un buon trampolino di lancio per i giovani?

 

G.B.: “Sì, assolutamente. Dove potrebbero esibirsi i giovani artisti, se no? La televisione ha perduto l'autorevolezza che aveva una volta in questo senso. Non tutti possono permettersi di aspettare Sanremo. Io credo che il talento ci sia, mancano però gli spazi per potersi mostrare ed eventualmente emergere.”


Oggi infatti, per entrare in determinati circuiti, occorre avere già alle spalle ottimi manager ed agenzie. Cosa è cambiato rispetto al suo debutto nel mondo dello spettacolo?


G.B.: “Allora, devo dire la verità, era molto più facile perchè non c'era concorrenza. Oggi la concorrenza è spietata. Ci sono legioni di giovani che premono perchè la televisione ha dato modo a molti ragazzi di arricchirsi e di arrivare al successo in breve tempo e senza sforzo. E' stato fatto passare questo tipo di modello, che i giovani hanno raccolto in massa. Inoltre c'è anche da dire che oggi si vendono molti meno dischi di una volta e c'è sempre meno voglia di intraprendere la gavetta che invece hanno fatto i grandi cantautori del passato.”


Lei ha vissuto in prima persona il passaggio dalla radio alla televisione...


G.B.: “Era un altro mondo, un'altra televisione. Il mercato era aperto. Pensi che quando la Carrà propose a Gianni Boncompagni la regia di “Pronto, Raffaella?”, lui si mostrò molto scettico e voleva rifiutarsi. Non era concepibile un programma che andasse in onda a mezzogiorno, si credeva che nessuno lo avrebbe guardato. Le trasmissioni cominciavano alle otto di sera, per il resto il palinsesto era vuoto. Tutto doveva ancora nascere e c'era molto più spazio per la creatività. La televisione a cui sono approdato io non ha niente a che fare con quella di adesso, i ragazzi di oggi non sanno nemmeno cosa sia, non l'hanno mai vista.”


Secondo Lei quale ruolo potrà invece ritagliarsi la radio all'interno di uno scenario così vasto?


G.B.: “Ascolto poco la radio. I programmi radiofonici fanno tutti le stesse cose, imitano dei modelli predefiniti, trasmettono tutti la stessa musica: una noia mortale!”


Ha dei nuovi progetti per la televisione?


G.B.: “Ho appena fatto una bellissima performance con Marco Giusti a “Matineè”. La televisione però non mi vede tanto di buon occhio. Ogni tanto mi chiamano, mi fanno fare qualcosa, mi danno un “contentino” e poi più niente. Sono considerato un artista non di serie B ma di serie C.”


(Martina Manescalchi)