Nel 1977 Claudio Tamburrini è il giovane portiere della squadra di calcio dell'Almagro. Pur non appartenendo ad alcun gruppo sovversivo, viene rapito da un commando del Governo militare argentino e segregato per quattro mesi in una casa trasformata in centro di detenzione. Umiliato e torturato dai suoi carcerieri, il 24 marzo del 1978 riesce a fuggire con altri tre compagni. Su questa esperienza scriverà un libro, "Pase Libre - La fuga de la Mansion Seré", da cui è tratto il film "Cronaca di una fuga - Buenos Aires 1977" di Israel Adrian Caetano. In occasione dell'uscita nelle sale della pellicola, già presentata al Festival di Cannes 2006, Tamburrini incontra pubblico e stampa alla Casa del Cinema per ricordare la sua vicenda personale e riflettere sulla storia del suo paese.
Sig. Tamburrini, come è nata l'esigenza di scrivere questo libro? Si aspettava che ne avrebbero tratto un film?
Claudio Tamburrini: "Il progetto di scrivere questo libro è nato la notte stessa della fuga. Mentre stavo scappando ho pensato che avrei raccontato questa storia a tutto il mondo. Poi ho aspettato quasi ventidue anni per farlo, ma in realtà avevo ben chiaro fin dall'inizio che tipo di libro avrei voluto scivere: un libro che potesse essere letto da molta gente e non soltanto da un piccolo gruppo elitario. Per fare questo c'era bisogno di una certa tecnica letteraria e di una maturità personale ed intellettuale, dunque ci ho messo molto tempo. Non ho avuto fretta perchè sapevo che la storia era lì ad aspettarmi e che un giorno o l'altro avrei scritto questo libro. Quando l'ho fatto ero cosciente che la storia meritava di essere messa su pellicola per essere diffusa e conosciuta da un circuito di persone più ampio rispetto ai potenziali acquirenti di un libro. Portare avanti questo progetto cinematografico è stato fantastico ed il film è stato già visto da più di un milione di persone."
Il cinema è dunque ancora un grande strumento di diffusione a livello storico?
C.T.: "Quando il cinema è ben fatto, quando tratta argomenti profondi e socialmente rilevanti e lo fa in maniera responsabile sì. E' uno strumento di diffusione molto più potente della letteratura."
Anche i Campionati Mondiali del 1978 avrebbero potuto ricoprire lo stesso ruolo, diffondendo nel mondo il dramma dell'Argentina?
C.T.: "Anche lo sport dovrebbe essere utilizzato come veicolo di democrazia. Purtroppo succede che invece venga utilizzato per altri fini ..."
Un commento al processo ESMA e se ritiene efficaci i tentativi del Presidente Kirchner volti a ripristinare i "luoghi della memoria" e a punire i militari colpevoli
C.T.: "Una società ha bisogno di ricordare, ha bisogno della memoria. Così come c'è bisogno dei processi giudiziari contro i militari, contro tutti i responsabili di quei reati. Dopo venticinque anni bisogna andare ancora più avanti per capire cosa sia realmente successo e quale sia stato il destino finale di tutte le vittime. Come si può fare? Beh, attualmente siamo di fronte ad una impunità diffusa che nessuno racconta, ma attraverso i processi che sono stati riaperti forse c'è la possibilità di obbligare questa gente a parlare. Il fine ultimo dovrebbe essere quello di chiarire la situazione ed arrivare alla verità."
(Martina Manescalchi)