Martedì 9 Febbraio 2010
cerca sul sito
Inserisci la parola da cercare:

cerca sul sito
Iscriviti alla nostra mailing list per restare sempre aggiornato
E-mail
cerca sul sito
Manda i tuoi contributi, le tue recensioni alla nostra redazione e potrai essere pubblicato!
Click per partecipare
segnala
Segnalaci gli eventi della tua città
Segnala

Il regista Tonino Valerii: "La verità su Sergio Leone? La scrivo in un libro"

24 11 2006 (Interviste)

 

”Per il gusto d’uccidere”. ”I giorni dell’ira”. ”Il mio nome è Nessuno”. Successi che recano la firma di Tonino Valerii, già assistente regia di Sergio Leone (”Per un pugno di dollari” e ”Per qualche dollaro in più”), poi regista-icona dello spaghetti western all’italiana, con qualche incursione nel ”giallo” e nei ”poliziotteschi”, infine sceneggiatore Tv (La Piovra 2). Il maestro abruzzese si è raccontato a Cinecittà Campus durante un incontro moderato dal giornalista e scrittore, Giancarlo Dotto.

 

L’anno di svolta è il 1964, con ”Per un pugno di dollari” nasce il western all’italiana. Lei c’era. Era assistente di Sergio Leone, che allora si faceva chiamare Bob Robertson.

 

Tonino Valerii: Parlare di Leone è già una lezione di grande cinema. Il più bravo, il più inventivo, il più costante, il più innovatore. Il regista che ha modificato codice, canoni e geografie dei vari generi – penso anche a C’era una volta in America - che ha frequentato. Un personaggio complesso e saporito, difficile da capire, impossibile da giudicare. Aveva uno stile dissacrante e regole ferree. Ogni mattina arrivava e consegnava un foglio su cui erano segnate tutte le inquadrature. Il film ha avuto una genesi avventurosa. Leone stava scrivendo una sceneggiatura seduto al bar Canova di piazza del Popolo quando gli consigliarono di andare a vedere al cinema Arlecchino, fuori Porta Flaminia, ”La Sfida del Samurai” di Kurosawa. Il regista, finita la proiezione, pensò subito di farne un western. Il resto è una catena di circostanze casuali, un’organizzazione in cui si confondevano cinismo, debiti, utilitarismo, e il miracolo del set dove tutte le cose al momento giusto vanno a posto. Una magia e avemmo il film. Io c’ero, stavo lì.

 

Un cast che metteva insieme Clint Eastwood e Gian Maria Volontè

 

T.V.: Cercavano uno spilungone americano. Ci portarono Clint con il poncho, il ciuffo, i capelli cotonati. Non granché, ma Leone lo prese. Lo studiò un po’, poi disse: ”bisognerebbe faje cresce un po’ de barba, metteje in  bocca un mezzo sigaro, teneje pure  le mani occupate, se no me sta con ‘ste mani giù come uno scimmione”. Andò benissimo. Volontè fu invece imposto da Leone. Una grande intuizione. Un attore di teatro che sembrava avesse sempre fatto il western. Si muoveva con la sua immensa capacità mimetica, padrone assoluto della scena.

 

E la colonna sonora rivelò l’arte di un certo Ennio Morricone.

 

T.V.: Al tempo Morricone era giovane, un talento di belle speranze. Sergio Leone aveva altre idee per la colonna sonora, poi si lasciò convincere, Ennio era un suo ex compagno di scuola. Mai visto uno così bravo, Morricone si capiva che era un genio, riusciva ad essere dentro le cose più attuali. Si sobbarcò un lavoro immane di ricerca. Compulsò dischi messicani, texani per conoscere e re-inventare la materia. Dall’accostamento di chitarre e scacciapensieri, organetti e trombe, fischi e schiocchi di frusta, nacquero quelle colonne sonore memorabili che tutti ancora oggi ricordano.

 

Poi dopo ”Il mio nome è Nessuno”, secondo qualcuno, si ruppe qualcosa nel suo sodalizio con Leone.

 

T.V.: Il mio film è stato il western che ha incassato di più. Sergio la prese male. In un libro uscito un anno dopo la sua morte è stata attribuita a lui la paternità del film. I pettegoli del cinema ci hanno inzuppato il pane, si sono inventati dissapori, contrapposizioni, litigi. Tutte bugie.

 

Michelangelo Antonioni quando ha visto ”Il mio nome è Nessuno” non le ha lesinato elogi. Il pubblico è accorso in massa nelle sale. Quali sono state le ragioni del successo del suo film?

 

T.V.: Il motivo popolare del soggetto. E’ una cosa molto italiana. C’è la Giostra del Saracino, la filastrocca, qualche storiella. Sono quelle tradizioni che il pubblico si porta dentro e quando le riconosce, è contento. Certo, poi ci sono anche citazioni cinematografiche. Il morso di Nessuno alla mela della bambina fa il verso al Chaplin che mangia la pasta del bambino. L’idea è stata di Terence Hill, professionista esemplare, amico leale, per me una specie di fratello minore.

 

Tarantino ha riscoperto e riscritto, con alterne fortune, il cinema di genere italiano. Qual è il suo rapporto con il cinema di oggi?

 

T.V.: Non vedo più cinema. Vedo altre cose che non sono cinema. Se mi arrivassero proposte interessanti tornerei dietro la macchina. Intanto mi è arrivata la richiesta di un remake de ”I giorni dell’ira” da parte del regista Carlo Carlei. A lui glielo farei fare molto volentieri. La colonna sonora del film, firmata da Riz Ortolani, è stata ripresa da Tarantino in Kill Bill. E’ un contaminatore straordinario, maneggia le citazioni fino a renderle quasi irriconoscibili.

 

La verità, la prego, sul suo rapporto con Sergio Leone

 

T.V.: Sto scrivendo un libro, ”A proposito di Sergio”, che uscirà per Gremese nel 2007, in cui parlo di lui, delle origini del western, del cinema e del nostro rapporto.

                                                                                                            

(Francesco Persili)