Molti di noi si sono innamorati di Valmont e della marchesa di Merteuil, i personaggi cattivi de Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos, anche per le due bellissime versioni cinematografiche degli anni ’80, una di Stephen Frears con Glenn Close e l’altra di Milos Forman. Quartett, la riduzione teatrale fatta da Heiner Muller, forse il drammaturgo più famoso della RDT, considerato da molti l’erede di Bertolt Brecht, è una condensazione del romanzo in una serie di dialoghi essenziali e taglienti, un precipitato degli eventi che legano il quartetto dei protagonisti. Nello spettacolo messo in scena da Laboratoriumteatro con la regia di Sergio Sivori, vediamo i due criminali delle passioni, Valmont e Merteuil, a confronto mentre inscenano i crimini, prendono le parti delle vittime, si sostituiscono a loro e li interpretano. In questo particolare scambio dei ruoli oltre che dell’erotismo, si discute sulla fragilità dell’uomo, sull’imminenza della morte: cos’è la pelle se non qualcosa che si dissolverà per lasciare spazio allo scheletro che la sostiene? E l’anima, è solo un concentrato di sensazioni e passioni? Il regista riesce a mantenere un equilibrio fra la dimensione dialettica e quella ludica, ironica del gioco teatrale. La sua ricerca dello straniamento è evidente nella costruzione di una scatola teatrale essenziale e soffocante; la scenografia è una sedia, una valigia da cui spuntano diversi oggetti usati nei travestimenti degli attori e una serie di rami che cadono dal soffitto. Tutto si vivifica con un calibrato gioco di luci, usate per evidenziare i corpi ed esaltare la singolarità dei momenti, piuttosto che diffondersi sulla scena; è una visione pittorica che rende la luce protagonista per scolpire lo spazio, tracciarvi linee e direzioni, rompere il buio naturale del teatro. La prova degli interpreti, Franco Mannella e Cristina Giordana, è appassionata, ma a tratti dissonante con la traccia essenziale e straniante della regia.
(Danila Bellino)