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Totò, il principe della risata a cinquant’anni dalla morte

«Chiudo in fallimento. Nessuno mi ricorderà», dichiara pochi giorni prima di morire Antonio de Curtis, in arte Totò. «Ma mi faccia il piacere!», verrebbe da rispondere adesso. E infatti mai profezia fu meno indovinata.
È passato mezzo secolo da quando il grande Totò si è spento nella sua casa di via Monti Parioli a Roma e oggi, a pieno titolo, è considerato tra i più grandi attori comici del nostro paese, accostato a personaggi del calibro di Charlie Chaplin e Buster Keaton.
Rimasto nel cuore del pubblico che lo ha applaudito a teatro, al cinema e in televisione quando era in vita, Totò è uno dei pochissimi artisti capace di arrivare a tutte le generazioni e tutte le età, come una tradizione da tramandare, mantenendo una comicità intatta e fresca. Senza tempo. La sua maschera – un fracchesciasse, una sorta di frack largo e lungo, pantaloni a zompafosso, calzini a righe, scarpe larghe e l’immancabile bombetta – la sua gestualità, le sue frasi, le sue battute sono diventati patrimonio di tutti, ben oltre la napoletanità che pur lo contraddistingue.
Figlio illegittimo del principe Giuseppe De Curtis e della giovane Anna Clemente, che solo nel 1921 riusciranno a sposarsi, il piccolo Antonio, soprannominato Totò dalla mamma, nasce a Napoli nel 1898 e muore il 15 aprile del 1967 a Roma.Toto2
Debutta giovanissimo nei teatrini delle periferie napoletane ma costruisce la sua carriera nella Capitale, partendo dall’avanspettacolo: si ispira alle macchiette di Gustavo De Marco dal quale eredita l’abilità negli scioglilingua, nel gioco di parole e nei doppi sensi. Al Teatro Ambra Jovinelli raggiunge il successo, diventando popolare e amatissimo. Ben presto viene rapito dal cinema: dopo l’esordio nel ’37 con "Fermo con le mani", diventa protagonista di molti film esilaranti, carichi di battute e performances entrate nella storia del cinema italiano, divertendo intere generazioni di ieri e di oggi, spesso accanto a Peppino de Filippo. Solo per citarne alcuni, “Totò, Peppino e la... malafemmina” (1956); “Totò, Peppino e i fuorilegge” (1956) e “La banda degli onesti” (1956), film che li consacra definitivamente come una tra le coppie più amate e divertenti del cinema italiano. Con Totò il divertimento è sempre garantito: non recita, interpreta se stesso, senza copione, andando “a braccio”, come nella migliore tradizione della Commedia dell’Arte. Un paio di anni prima di andarsene, affronta anche un ruolo nel film “Uccellacci e uccellini” di Pier Paolo Pasolini, in cui unisce comicità a sarcasmo, sensibilità a commozione e interpreta due episodi dei film “Le Streghe e Capriccio all’italiana”, sempre di Pasolini.Toto3
È negli anni ‘50 che la popolarità del principe sale alle stelle. Anche la neonata televisione italiana si accorge di lui: partecipa al “Musichiere” di Mario Riva e al varietà di successo “Studio Uno” affianco a Mina, interpretando indimenticabili sketches assieme alla celebre spalla, Mario Castellani.
«Non ho hobby, non vado a pescare e non raccolgo francobolli. In quanto a scrivere versi o canzoni, quello non è un hobby ma una necessità». Il brano più famoso di Totò è “Malafemmina”, composto pensando alla madre di sua figlia Liliana, Diana Rogliani, colpevole di non aver mantenuto la promessa di vivere con lui, nonostante la separazione, fino al compimento del diciottesimo anno di età della figlia.
Le cronache dell’epoca raccontano che nell’ultimo periodo di vita, ormai quasi cieco, Totò fosse amareggiato e malinconico, convinto di aver fatto nella sua carriera un “ammasso di schifezze”, influenzato da una certa critica “sofisticata” e da alcuni colleghi che lo consideravano un attore di serie B, un guitto. La storia ce lo insegna: i grandi artisti spesso vengono apprezzati unanimemente post mortem. Al funerale celebrato a Roma ne segue un altro a Napoli, nel Rione Sanità: a entrambe le cerimonie partecipa un altissimo numero di persone, sconosciuti e colleghi che lo stimavano e gli volevano bene. Sicuramente, alla gran folla si saranno uniti anche quelli che fino a poco prima lo aveva criticato e disprezzato. Ma di loro, ormai, nessuno ricorda più nemmeno i nomi.
Tre anni prima di morire, Totò compone “‘A livella”, poesia che racchiude il senso della morte: proprio come una livella – strumento usato dai muratori per appianare le superfici – essa rende tutti uguali: potenti, colti, nobili, ricchi, ignoranti, poveri, belli e brutti. Forse un atto liberatorio per il comico che tanto ha sofferto da bambino per essere stato originariamente registrato alla nascita come figlio di nessuno, prima di essere riconosciuto come un “de Curtis”. E se la Livella è una metafora perfetta e sacrosanta nell’aldilà, per sua fortuna non lo è in questo mondo e il passare del tempo lo conferma: Totò non è uguale a nessuno, è un artista unico e irripetibile, immortale. Anche a distanza di 50, 100, 1000 anni.

Toto5Tutta la settimana è stata dedicata al ricordo del principe della risata, in varie città d’Italia e con diverse interessanti iniziative. Il 15 aprile stesso, su Rai 2, Renzo Arbore conduce una serata in suo onore, trasmessa dall’Auditorium del Centro di produzione Rai di Napoli e l’Università partenopea Federico II, su proposta dello stesso Arbore, omaggia il principe de Curtis assegnando alla sua memoria una laurea honoris causa in “Discipline della musica e dello spettacolo”. Domani, sempre su Rai 2, andrà in onda in seconda serata lo speciale "Il nostro Totò", condotto da Serena Rossi con la partecipazione di numerosi ospiti, protagonisti del teatro, del cinema e della cultura italiana. E non è ancora tutto: la Zecca dello Stato conierà una moneta commemorativa da 5 euro dedicata all’artista napoletano e disegnata dalla medaglista Uliana Pernazza. A settembre l’emissione ufficiale, in tiratura limitata. Sulla faccia principale il ritratto dell’attore con la bombetta (ripreso dalla celebre foto di Guy Bourdin del 1955) e sul rovescio due mani intrecciate che toccano una pellicola cinematografica. Epilogo perfetto per il cinquantesimo anniversario della morte di questo grande artista chiamato Totò.

Silvia Lamia 15/04/2017

 

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