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"Vussia Cuscenza" di Gabriella Lucia Grasso, piccolo narciso della collezione siciliana

Giu 15

Gabriella Lucia Grasso si mette in gioco con “Vussia Cuscenza”, uscito per la Narciso Records di Carmen Consoli lo scorso marzo. Un album che del catanese sviscera note trascinate, arzigogola gli scioglilingua e accentua i dialetti. La voce della Grasso, già autrice per il gruppo tutto femminile delle Malmaritate, si dissolve in note che riescono a riprodurre, nella fagocitante andatura campestre, le concitazioni della coscienza attraverso la traccia che dà titolo all’album. Risuonano pure esotismi del singolare tango di “Taccu e punta”, che ritmano l’andatura sofisticata del pezzo.
Tutto il contrario accade con “Quanti Voti”, che assieme al sodalizio di Lucia Borda denota la sospensione di un’attesa protratta a lungo. Un’urgenza vitale, la stasi di una vecchiaia passata sotto un portico o quella di un amore mai giunto sul luogo d’incontro. Forse il pezzo migliore dell’album, quello fatto di un sentimento che la lega piuttosto alla passione argentina.
Da “Guancia a guancia” in poi il colore del disco cambia. Solo per questo brano viene messo da parte il dialetto, e questo “strano sentimento” che prova la Grasso è quello di un grande amore per il padre. Forse una di quelle tracce che si accosta per temi e melodie ad alcuni casi partenopei, con una buona dose dell’“antica” leggerezza della canzonetta del dopoguerra. Da “Cammurria” fino al finale strumentale “Notte Annunziata” si alternano gli arabeschi toni di “Don Pippuzzu”, in sodalizio con Carmen Consoli, e si aggiungono agli svariati timbri stravaganti toni di samba che chiudono questo cerchio magico e variegato.


Nell’insieme “Vussia Cuscenza” si presenta come un prodotto rivestito di tradizionalismo ed eccentricità popolare, mentre nel suo nucleo è fatto di musica leggera e orchestrati arrangiamenti, alternati con gran disinvoltura. È un lavoro solido per intenti, ben costruito nei diversi brani, si lascia ascoltare intimamente e scorre presto, in appena mezz’ora, lasciando un sapore caratteristico della musica di questa cantautrice promettente, finita tra i finalisti delle Targhe Tenco per il miglior disco in dialetto assieme al compaesano Cesare Basile.

Emanuela Platania 15/06/2017

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