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“Tutti Solo”: il contrabbasso “domato” di Marco Bardoscia

Lug 21

Nella famiglia degli archi il contrabbasso è di gran lunga quello che attira maggiori curiosità: strumento corpulento di goffa e involontaria comicità, con un timbro cavernoso e basso-baritonale, è da sempre croce e delizia dei musicisti incaricati di suonarlo: da una parte, la rabbia di essere costretti a vivere ogni qualsivoglia esecuzione in una fossa ai piani bassi del pentagramma; dall’altra, l’orgoglio di sapere che, senza di loro, per l’orchestra è come camminare nel vuoto. Ne sa qualcosa lo sfortunato protagonista de “Il contrabbasso”, fulminante monologo del drammaturgo tedesco Patrick Süskind (1981) sulle traversie di un contrabbassista deluso da una carriera in orchestra ben al di sotto delle sue aspettative – ma convinto della centralità del suo ruolo – che sublima il suo senso di fallimento nella passione segreta per una giovane cantante. Un amore impossibile, proprio come quello che lo lega al suo reietto strumento, introverso e marginale «contro la vanità dei bardoscia2primi violini», assimilabile a un corpo femminile tutt’altro che desiderabile («Culo basso, vita sgraziata! È lo strumento più orrendo e tozzo e meno elegante che sia mai stato inventato!»). Ma se nel romanzato libretto di Süskind il contrabbasso diventa il pretesto per far deflagrare il grumo pesante di amori e frustrazioni, i sogni opachi e le psicosi di un uomo ormai solo con se stesso e i propri fantasmi, possiamo scorgere un fondo di verità in dichiarazioni del tipo: «Il contrabbasso è senz’altro uno strumento femminile, ma mortalmente serio. Come certo anche la morte, è femminile nella crudeltà del suo contenere o, se si preferisce, nella sua inevitabile funzione di grembo materno; d’altra parte anche come complemento del principio vitale della fertilità, della terra natale e così via, non ho ragione?». Oggetto nella classica di ironiche facezie per via del perenne supporto alla melodia e al contrappunto, la sensualità struggente e poetica che gli arriva dal jazz gli ha permesso di affrancarsi dal giogo del ritmo per concedergli la visibilità del solista capace di improvvisare passi dinamici a crome o semicrome, in pizzicato o con l’arco.
Certo è che per comporre per questo ingombrante baule a quattro corde bisogna sapergli dare del tu – come a una donna bisbetica piena di curve che si voglia conquistare con abbracci affettuosi –, saperne calibrare le vibrazioni a contatto col corpo, saperlo dominare in tutta la gamma dei suoni, nelle sue improvvise mutazioni di colore e sfaccettature emotive: grossolano ma anche elegante, ironico e serioso, scanzonato ma anche profondo, dolce e potente. Una missione ardua persino per i “seduttori” più coraggiosi, quelli che abbiano l’ardire di cimentarsi col proprio strumento in interi album in solitaria. Si prenda il caso di Marco Bardoscia, compositore e contrabbassista di ampie vedute, trentaquattrenne salentino di stanza a Bruxelles (dove si è stabilito dal 2009), dotato di un suono secco, profondo, di stampo nordico, nonostante le radici mediterranee. In aggiunta alle tante incisioni in studio con altri jazzisti italiani di provata bravura (Paolo Fresu, Daniele Di Bonaventura, Gianluca Petrella, Raffaele Casarano, Luca Aquino, Rita Marcotulli, fra gli altri), lo scorso settembre ha pubblicato per la bardoscia1belga Off Record Label “Tutti Solo”, terzo lavoro – dopo “Opening” (2007) e “The Dreamer” (2011) – della sua discografia personale, costruito per lo più su pezzi inediti (dodici), alternati a un paio di standard e a un canto tradizionale. La scommessa era quella di celebrare, in una sorta di esercizio a corpo libero, di «manifesto della semplicità», il suono acustico dello strumento attingendo, con qualche deviazione classica, al repertorio jazz tradizionale e d’avanguardia, «senza cadere nello sperimentalismo a tutti i costi». Bardoscia lo ha fatto brillantemente tirando fuori dall’anima di legno sibili, basse frequenze, risonanze, miagolii acuti, schiocchi, colpi di nocche. E il pachiderma con l’archetto – il suo Luciano Golia modello 1997/98 – ha straripato come un corpo sonoro totale, risuonato con l’intensità di un’orchestra intera. Melodie affascinanti ed enigmatiche partorite al crepuscolo, tra il mare e gli alberi d’ulivo, dalla “madre-terra” d’origine (“Non smettere mai di pensare al violetto”) oppure evocatrici di paesaggi esotici ricondotti all’ordine sulla scorta di esperienze di ascolto classico (“Mi Do”, “Preghiera”), ma anche spiritosaggini brevissime che imitano le chiacchiere incomprensibili di “Paperino” e “Paperoga” a base di gorgheggi vocali e svolazzi contrabbassistici o l’accartocciamento sincopato di un foglio in “L’importanza della carta”. E poi, esercizi di puro virtuosismo lirico al limite del vocalizzo (“CantaTina”); improvvisazioni libere, gravi e dolorose (“Impro I”), sognanti e malinconiche (“Impro II”), spezzate e dissonanti (“Impro III”); grandi omaggi a giganti del calibro di Thelonious Monk (“’Round Midnight”) e Ray Charles (“Hallelujah I Love Her So”), il primo con un andamento libero e notturno che si presta a molte variazioni e abbellimenti, il secondo con la leggerezza spensierata dell’R&B. I pezzi migliori restano però quelli in cui si sente più forte l’influenza dell’entroterra salentino, l’odore dei riti del fuoco e della terra, la fantasia di notturni angoli di strada tenuti svegli da voci d’osteria, in cui si possono fare incontri pericolosi (“L’uomo nero di Idrusa”, unico brano con sovraincisioni) o abbandonarsi a canti d’amore ricchi di suggestioni (il tradizionale “Damme nu ricciu”). Talvolta, persino il respiro del musicista giunge ad impastarsi con le vibrazioni dello strumento, sintomo di un’intesa simbiotica che ha definitivamente appianato ogni disputa, piegato il carattere scontroso del contrabbasso rendendolo, finalmente, compiacente.

Valentina Crosetto 21/07/2016

Foto: Carlo Mazzotta, Daniele Esposito

VIDEO
Teaser “Tutti solo” (Live): https://www.youtube.com/watch?v=X5jPxU3hMI4 
“CantaTina”: https://www.youtube.com/watch?v=qI1ig3Vkzi4 
“Impro I”: https://www.youtube.com/watch?v=Lltpts3AO7g 
“Preghiera”: https://www.youtube.com/watch?v=gC2k4LFQhvY 

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