Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo, effettuando un’azione di scroll o chiudendo questo banner premendo il pulsante celeste, invece, presti il consenso all’uso di tutti i cookie

                                                                                                             

Il folk dei Blindur e "la fine dei vent'anni"

Lug 28

Finalisti delle Targhe Tenco 2017 nella categoria del miglior album d’esordio, i Blindur sono Massimo De Vita e Michelangelo Bencivenga, un duo campano che viaggia su un doppio binario. Nel loro primo (e omonimo) album uscito per La Tempesta, si evidenziano due percorsi: da una parte l'essenzialità sonora di due musicisti armoniosamente in disaccordo, che spaziano dalla chitarra acustica al banjo; dall’altra una ricchezza di ambientazioni, scenari, storie e sentimenti prima vissuti e poi raccontati. La cifra stilistica è dichiaratamente quella cantautorale, che coniuga la tradizione italiana più classica e nostalgica con sfumature celtiche e islandesi più contemporanee, e si riallaccia a quel folk mediterraneo e velatamente underground, già portato negli studi de La Tempesta dai siciliani Pan del Diavolo.Blindur2
La lieve malinconia delle sonorità si compenetra con tematiche generazionali di malesseri, instabilità e inquietudini. Questo duo azzarda un accostamento di melodia e testi che si rivela vincente: nella disillusione dei versi «È meglio non avere sogni/ che avere sogni troppo grandi» si concretizza la presa di coscienza degli errori, dei rimpianti e dei fallimenti che accompagna l’arrivo dei trent’anni, quel “mezzo del cammin di nostra vita” che è diventato la gracile impalcatura su cui poggia buona parte della musica italiana di questi anni. Una componente ritmica a tratti flebile caratterizza un album denso di esperienze, di amicizie, di parole, risate e riflessioni, mentre il cantato di Massimo De Vita è cristallino e avvolgente, e dà tridimensionalità alle sofferenze raccontate. I Blindur sono un esperimento musicale interessante, in cui si incontrano Francesco De Gregori, Pierangelo Bertoli e Bob Dylan (senza disdegnare una citazione diretta a Bruno Martino in “Vanny”), con una ricerca tematica più contemporanea che si scinde nel racconto autobiografico e in quello del mondo circostante. Una fuoriuscita dall’ingombrante vissuto personale, infatti, si ha con “Canzone per Alex”, dedicata allo sportivo Alex Schwazer, qualche anno fa al centro di inchieste e polemiche sull’uso del doping nel mondo dell’atletica. Ciò che ne derivò fu una discesa negli inferi del giovane marciatore, a cui i Blindur si rivolgono quando cantano che «la cattiveria tende sempre a stabilire un nuovo record di velocità», esplorando il campo semantico dello sport come metafora della vita, con le sue gare e le sue sfide personali.

Come in un frattale in cui le singole parti hanno la stessa struttura della figura d’insieme, già in ogni canzone emerge la grande duttilità dei Blindur, che imprime ai brani un andamento rapsodico. Inizialmente sembrano attingere a un repertorio più pop, per poi immergersi in atmosfere più cupe e paranoiche e sbocciare, infine, nelle chitarre folk. Non mancano, nello spettro delle emozioni di questo album, nostalgia e malinconia, che si concretizzano nelle considerazioni agrodolci e nella rievocazione dei ricordi di “Foto di classe”, una ballad sui toni del seppia sorretta da suggestioni nordeuropee. E in “Contrometafore” è proprio il tema del tempo a essere protagonista, con la necessità di mettersi in gioco come uomini e come musicisti, per dire a gran voce che il destino, a volte irriconoscente, a volte beffardo, non può piegare la voglia di fare musica sotto il peso incombente dei problemi.
“Blindur” è un album denso di vita, di voglia di fare, che si guarda indietro ma, insieme, investe nel futuro, nella possibilità di vivere esperienze ed emozioni più forti di quelle che ci si lascia alle spalle. Proprio come recita il brano “Solo andata”, quando non si può più fingere a se stessi o raccontarsi delle bugie, allora è quello il momento di chiudere la valigia e partire, alla scoperta di nuovi mondi e di nuovi sé. O alla ricerca di nuove sfide musicali.

Letizia Dabramo 28/07/2017

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

Tecnologia