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Proclamati i vincitori della XVI edizione del RIFF- Rome Independent Film Festival

Sono stati proclamati i vincitori della XVI edizione del RIFF – Rome Independent Film Festival, che si è svolta alla Casa del Cinema di Roma dal 28 novembre al 3 dicembre 2017 con oltre 100 film in anteprima Italiana.
Per la sezione Lungometraggi ha vinto il film argentino A Winter to Remember di Cecilia Valenzuela Gioia. Una forte recitazione, dialoghi e personaggi che conducono nel mondo di una giovane donna (interpretata dalla stessa autrice) che lotta per comprendere se stessa. La protagonista, Lucia, una ragazza di 21 anni, soffre di attacchi di panico.Durante un inverno trascorso a Salta, la sua città natale, incontra Olivia che l’aiuterà a liberarsi dai traumi del passato e a scoprire se stessa.
Per la Giuria questo è un eccellente esempio di film veramente indipendente, in cui una giovane regista ha usato il suo talento, a fronte di risorse limitate, per esprimere una vera comprensione della vita.
Per la sezione lungometraggi i giurati hanno inoltre assegnato una Menzione d'onore, per una narrativa avvincente che tocca la nostra comune umanità, a I Am Truly a Drop of Sun on Earth di Elene Naveriani (Svezia/Georgia), poiché è una storia cruda, implacabilmente triste ma avvincente, sulla vita ai margini e la capacità degli esseri umani di trovare amore e significato anche nell’oscurità. Una storia triste e preziosa. Un film indipendente, intimo e potente, degno di attenzione. img riff
Per la sezione documentari italiani vince Beo di di Stefano Viali e Francesca Pirani per aver portato sullo schermo un pezzo di Storia con un racconto lineare e di grande intensità, mostrando il lato straordinario della semplicità attraverso il fascino di un protagonista dalla vitalità contagiosa. A far da cornice, musiche e fotografia in grado di emozionare.
Il documentario ha per protagonista Beo, classe 1920. Le colline del Montefeltro sono lo sfondo su cui episodi del passato – i campi, la mezzadria, la guerra, la Resistenza, la militanza politica, l’emigrazione e di vita quotidiana, l’orto, le api, le riflessioni sul mondo e sugli uomini si intrecciano tra storia personale e la Storia con la S maiuscola. Racconto per parole e immagini di umanità, dignità e resistenza. Una prospettiva inedita per ripercorrere il ‘900 attraverso uno straordinario testimone.
Una menzione speciale è andata al documentario Fuoricampo del collettivo Melkanaa , in quanto è un’opera che fa dell’“integrazione” il suo punto di forza sia nella regia che nel messaggio, raccontando il fenomeno attualissimo dell’immigrazione attraverso la metafora del calcio con un linguaggio cinematografico deciso e scorrevole. Il documentario ci fa conoscere La Liberi Nantes Football Club, una squadra di calcio composta da rifugiati e richiedenti asilo, che partecipa al campionato di terza categoria senza poter concorrere al titolo. Alla maggior parte dei giocatori, infatti, mancano ancora i documenti richiesti dalla Federazione per poter competere a tutti gli effetti. L’esclusione della squadra dalla classifica riflette l’impossibilità dei migranti di “mettersi in gioco” in un paese straniero. Il campo di calcio è il pretesto per addentrarci nella pluralità delle vite che lo calcano.
Sul fronte dei documentari internazionali vince Owino di Javier Marino e Yussuf Razzaque (Spagna) per la capacità di raccontare con lucidità e sensibilità, senza sentimentalismi, il dramma sociale e umano di un’intera comunità, restituendoci attraverso colori splendidi, l’immagine non stereotipata di un’Africa consapevole, piena di vita e desiderosa di riscatto.
Il documentario racconta la storia della lotta di una piccola comunità africana contro i crimini ambientali di una fabbrica che ha avvelenato la loro vita con il piombo. Un’industria assassina che opera in tutta l’Africa davanti agli occhi di governi incuranti e dei mercati globali.
Per la sezione corti italiani vince come miglior cortometraggio Insetti di Gianluca Manzetti. La sceneggiatura forte e la trama sono stati meravigliosamente supportati dal montaggio ritmato e dalla fotografia. La caratterizzazione è stata dettagliata e ha dato agli attori la possibilità di una performance a più sfumature. Gli elementi comici sono accompagnati dall'implicazione di un messaggio più serio, secondo cui l'innocenza non è una garanzia di sicurezza nel periodo in cui viviamo.
Il cortometraggio che vede nel cast Alessandro Haber, Mauro Racanati e Carlo de Ruggero è ambientato in una casa in cui, al suono dell’allarme, il nipote del proprietario, un vecchio vicino pazzo e il portiere dello stabile si ritrovano incastrati in un vortice di malintesi e violenza.
Per la sezione corti internazionali si è distinto il francese Belle à Croquer di Axel Courtière. Oscar Mangoût è uno chef cannibale infuocato d’amore per la sua bella vicina di casa, la vegetariana estrema Miss Carrot. Ma questa passione sembra destinata a fallire: lei è vegetariana, mentre lui soffre di una fobia totale nei confronti dei vegetali. Le cose prendono una svolta drammatica quando lei lo invita a cena.

Miglior cortometraggio realizzato dagli studenti, invece, è l’ inglese Life Ink di YenJu Wu , che si è fatto notare per essere un film fresco e armonioso con una storia originale.
Infine, per la sezione corti di animazione vince Late Season dell’austriaca Daniela Leitner. Al centro del corto un’anziana coppia sembra aver perso l’intimo affetto l’uno per l’altra. Un giorno però, mentre i due dormono in Spiaggia avviene qualcosa di inaspettato che riaccenderà una cascata di emozioni romantiche credute perse da tempo.
Per la sezione sceneggiature di lungometraggio hanno vinto  Like A Vergin di Mirta Morrone, per la sezione cortometraggio Sansone scritto da Chiara Centioni, e Ledy Bite per la sezione Soggetti Cinematografici, scritto da Carlo Fiorini.

Maresa Palmacci 05-12-2017

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