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Tucci esplora Giacometti: in "Final Portrait - L'arte di essere amici" l'essenza di un artista senza tempo

"Final Portrait - L'arte di essere amici", film scritto e diretto da Stanley Tucci e nelle sale dall'8 febbraio, è tratto fedelmente dal libro "Un ritratto di Giacometti" dello scrittore statunitense James Lord. Le vicende sono ambientate nella Parigi del 1964, periodo di incrocio tra due mondi: la grande cultura esistenzialista degli anni '50 e una nuova epoca che si avvia verso la modernità. Tucci si è discostato totalmente dalla realizzazione di una mera biopic sul pittore e scultore italiano, ma ha indagato l'anima artistica di Giacometti - interpretato da Geoffrey Rush - e la sua mente. L'attenzione è stata così focalizzata sulla scoperta dell'essenza stessa della persona; sono i dettagli narrativi, anche più minuziosi, a regalare al pubblico una visione lineare ed universale del racconto di un periodo ben preciso della vita di Giacometti, ormai conosciuto dalla grande critica e alle prese con la realizzazione di una nuova opera. Stanley Tucci ha negli anni coltivato la passione verso il disegno, lo studio della storia dell'arte e final1l'ammirazione nei confronti dell'epoca rinascimentale. Questa sensibilità si riversa in "Final Portrait", in cui Tucci si è focalizzato non tanto sull'etica di un personaggio amato e stimato per la sua attività di pittore e di scultore, quanto piuttosto sul rapporto di amicizia tra Giacometti e James Lord - quest'ultimo interpretato da Armie Hammer - che mette in luce anche un altro aspetto dell'interiorità dell'uomo, ovvero le modalità di nascita di un'opera d'arte e dei sentimenti essa può scaturire: "Per me è stato importante far trasparire la coincidenza dell'esercizio artistico di Giacometti e la sua dimensione interiore, i suoi stati d'animo. Per Geoffrey è stato inizialmente difficile confrontarsi con gli eccessi di rabbia che aveva molto spesso l'artista e nel padroneggiare il pennello". La nevrosi generata dall'ansia verso la perfezione e verso la realtà che si vuole rappresentare: questo aspetto ha affascinato Tucci a tal punto da rendere omaggio non solo ad un artista, ma alla sua essenza più profonda.
A testimonianza di ciò, è la scelta dello stesso regista nel non mostrare mai nel film il ritratto di James Lord; sarebbe stato un gesto non solo troppo pretenzioso, ma anche privo di cautela e delicatezza.
Anche le musiche, composte da Evan Laurie - che ha già collaborato con Tucci firmando la colonna sonora de "Il segreto di Joe Gould" - arricchiscono la narrazione, in questo contesto in cui si dà peso alla semiologia dei gesti e dei pensieri; ci inseriscono con equilibrio nell'ambientazione parigina degli anni '60 e risentono al contempo delle sonorità tipiche della musica anni '50. In gran parte del film i personaggi vengono ritratti nella loro staticità; nonostante ciò, il movimento del film è connotato dall'uso leggero e a tratti impercettibile delle riprese a spalla, che rendono spontaneo e fluido il continuum narrativo.
Nel cast, oltre al considerevole presenza artistica di Geoffrey Rush e Armie Hammer, spiccano i nomi di Clémence Poésy, nel ruolo di Caroline, Tony Shalhoub nei panni di Diego Giacometti e Sylvie Testud, che interpreta Annette, la compagna dell'artista.
Con "Final Portrait" Tucci ha voluto rendere omaggio ad una mente ingegnosa, che ha saputo cogliere le qualità della condizione umana senza tempo.

Lucia Santarelli 13/02/2018

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