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12° Festa del Cinema di Roma: l’incontro con Vanessa Redgrave

Un Oscar, cinque candidature e una carriera di ben 59 anni. Vanessa Redgrave è stata la protagonista di un incontro con il pubblico durante l’ottava giornata della Festa del Cinema di Roma 2017 e con l’occasione ha parlato del documentario da lei diretto, “Sea Sorrow”, che racconta il dolore dei profughi che cercano asilo in Europa. Un tema che le è particolarmente a cuore e per cui la diva ha speso fiumi di parole (in italiano), sottraendo volontariamente del tempo al racconto di sé.

“Sea Sorrow” e la memoria della guerra
“Prima di tutto voglio sottolineare che è sbagliato definirli ‘migranti’, sono persone. I diritti umani valgono per tutti. Io ho vissuto la guerra. A soli quattro anni interpretai una commedia scritta da un mio amico di sei anni davanti ad un pubblico di dodici persone. Ricordo che a un certo punto mi bloccai, quello fu il mio duro battesimo con la recitazione. Lo feci solo perché volevo guadagnare più soldi possibili per comprare qualcosa da mangiare. Per tutta la vita quindi mi sono dedicata a chi ha sofferto a causa dei conflitti. È importante porre l’attenzione su questi temi perché in tutto il mondo c’è un ritorno all’intolleranza. È bello però, constatare che esiste anche un diffuso spirito di resistenza ad una politica che definirei crudele ed illegale.” vanessa02

“Morgan Matto da Legare” di Karel Reisz
“Sono stata fortunata a trovare dei ruoli davvero entusiasmanti. In quel tempo eravamo tutti politicamente e socialmente impegnati, ci esponemmo anche contro la guerra in Vietnam.”

“Un Tranquillo Posto di Campagna” di Elio Petri
“I miei genitori mi fecero frequentare una scuola in cui si studiavano due lingue straniere tra cui l’italiano e questo mi aiutò ad entrare nel vostro mondo cinematografico. Negli anni Sessanta era molto frequente lo scambio interculturale. Oggi invece sembra che la società stia tornando indietro e stia subendo una trasformazione poco gradevole.”

“Blow-Up” di Michelangelo Antonioni
Per me Antonioni era un dio del cinema. Appena seppi che mi voleva per un ruolo, pensai: avrò una parte come quella di Monica Vitti. Lei era un tale esempio per me, la consideravo un’attrice eccellente. Le mie speranze però erano futili, pensate che mi fece addirittura tingere i capelli perché mi voleva mora. Con quel film mi permetto di affermare che non stava dicendo nulla di specifico. Una volta, a proposito di un’opera d’arte, mi dissero: vuol dire ciò che vuoi che dica. Significa che l’interpretazione di ogni lavoro creativo varia in base a ciò che c’è dentro di noi.

“Giulia” di Fred Zinnemann e il premio Oscar
“La protagonista del film era una vera americana che resistette ai nazisti, fece di tutto per salvare la vita di chi si opponeva al regime. Oggi qualsiasi governo la metterebbe in carcere. Il nazismo si realizzò anche perché altri Paesi, come la Francia e l’Inghilterra, lo permisero. Le persone come Giulia hanno dato tutto ciò che potevano per i nostri giorni, per garantirci un futuro migliore. Credo fermamente che ogni individuo che aiuta il prossimo, dona nuova linfa al mondo, questa è l’unica via possibile.

Sara Risini 05/11/17

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