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Capitan Capitone e la ciurma dei generi

69 musicisti, 15 brani, 52 minuti di musica, sono questi i numeri del nuovo lavoro di Daniele Sepe "Capitan Capitone e i parenti della sposa" un concept album. Quello che invece non è numerabile è l'incredibile quantità di stili che si amalgamano nei vari brani e la pluralità di linguaggi. Ora dissacrante, ora serio (poche volte) Sepe decide di creare una sintesi di tutti i suoi lavori precedenti, immaginando questo improbabile matrimonio in cui vengono snocciolate personalità e situazioni più disparate. I momenti conviviali del sud vengono esasperati e il dialetto prende lentamente il sopravvento.
Impossibile definire il genere del disco, ma di certo gli arrangiamenti mettono in risalto tutta l'esperienza del sassofonista partenopeo. Si parte con lo ska di "Ah bello!", brano ironico in cui si sente tutta la ciurma di Sepe nel ritornello, per poi passare repentinamente alla samba di "È preciso muito amor". Ma il matrimonio immaginario sta cominciando e il brano successivo "Battiamo le mani" ci porta nelle atmosfere del tipico ristorante in cui si festeggia l'evento. Il disco continua con due brani cortissimi, il primo è "Lost in Miano" in cui si sente una fortissima impronta punk mentre il secondo è "Marcia nuziale", una variazione della melodia che accompagna di solito gli sposi. "Sushi e friarielli" è invece una divertente comparazione tra la cucina tradizionale e la nouvelle cuisine.capitancapitone2 "Stella 'e mare" è una romantica ballad che strizza l'occhio allo smooth jazz, in cui si racconta del primo incontro tra il capitano e l'amata dal punto di vista del primo, mentre in "Ti amerò più forte" è la ragazza a raccontare del suo amore per il capitano. Il lavoro di Sepe continua con un continuo alternarsi di situazioni assurde e generi indefiniti. Da sottolineare il simpatico omaggio al mitico gruppo "Napoli Centrale" in "Mal 'e fank", in cui oltre a riprendere lo stile e un brano del gruppo fusion degli anni '70 viene cantato ricalcando la vocalità e la cadenza del mitico James Senese.
Anche se il lavoro potrebbe risultare complicato da comprendere a causa del dialetto partenopeo, Daniele Sepe e i Fratelli della Costa confezionano un lavoro ben arrangiato, capace di riportare alla mente la vitalità della scena musicale napoletana di qualche anno fa. Forse troppo indefinito però il disco pecca anche di alti e bassi. Sarebbe stato meglio scegliere di seguire un filo logico, e non cercare di piazzare a tutti i costi momenti che interrompono bruscamente la vena umoristica dell'album.

Giovanni Recupido 30/07/2017

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