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Blade Runner 2049: il sequel di Denis Villeneuve soddisfa pienamente le aspettative

Rick Deckard afferma: “Io so cos’è reale”, ma in un mondo distopico, basato quasi esclusivamente sulla comunicazione virtuale, come si potrebbe discernere la realtà dall’illusione?
Denis Villeneuve sceglie di ambientare il sequel del cult di Ridley Scott, "Blade Runner", nella Los Angeles del 2049, dunque trent’anni dopo le vicende narrate nell’originale. Cos’è successo in quel lasso di tempo? Nel 2022 un disastroso black out ha distrutto gran parte degli archivi digitali riguardanti il passato. Nonostante ciò, l’inarrestabile evoluzione tecnologica ha reso ancora più labile il confine tra verità ed apparenza e una nuova serie di replicanti è stata ideata dall’enigmatico Niander Wallace (un Jared Leto che entra perfettamente nella parte).
K (agente dell’unità speciale Blade Runner, interpretato da Ryan Gosling) è un obbediente “lavoro in pelle” che va a caccia dei modelli precedenti, i Nexus 8, colpevoli di essere inclini alla ribellione. In una delle sue missioni omicide, il protagonista si scontra con Sapper Morton (Dave Bautista). Non si tratta esclusivamente di una lotta tra simili, ma è la chiave di lettura dell’intero lungometraggio. Prima di morire infatti, Morton afferma: “Se tu avessi visto un miracolo”, ma K non capisce, non può farlo nell’incipit del film, quando non è altro che il perfetto risultato di una volontà umana schiavista. L’agente sarà motivato a scoprire la propria identità solo successivamente e paradossalmente grazie alla fidanzata Joi (Ana De Armas), intelligenza artificiale in vendita, in grado di manifestare i propri desideri e di amare. blade runner 02La questione etica relativa alla creazione di ‘vite simulate’ si pone in una delle scene più crude del lungometraggio: la nascita di una replicante da una grande busta di plastica. Il suo corpo nudo e in preda al tremore e il volto piangente suggeriscono che le 'macchine senz’anima' sono simili ai loro creatori, almeno per quanto riguarda la paura del dolore e della morte.
Sorprendente la sequenza del burrascoso incontro tra Deckard (Harrison Ford, che riprende il ruolo dopo ben trentacinque anni) e K in una Las Vegas post-apocalittica, in cui gli ologrammi di icone come Elvis Presley e Marilyn Monroe sono emblemi della necessità di ritrovare una società perduta.
Diversi gli scenari in cui si sviluppa la trama: dalla sede dorata della società di Wallace, alle discariche con i piccoli orfani lavoratori, al deserto rosso in stile “Mad Max”, alle asettiche stanze in cui K esegue il test di riferimento. La potenza visiva delle immagini, la cura dei dettagli, l’insistenza sui primi e primissimi piani consentono un’esplorazione attenta della storia e assicurano al film un posto d’onore tra le ultime produzioni internazionali; indubbiamente merito anche della straordinaria fotografia di Roger Deakins.
La personale e visionaria estetica di Denis Villeneuve è coerente con lo stile del “Blade Runner” di Scott e ne mantiene la forza simbolica. Un sequel che non si limita a realizzare l’obiettivo della continuità narrativa, ma è una vera e propria opera autoriale da vedere e rivedere.

Sara Risini 09/10/17

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