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“Assassinio sull’Orient Express”: arriva in sala il film di Kenneth Branagh

Si sa, realizzare un remake non è mai semplice, perché c’è il rischio di proporre qualcosa di troppo simile a quanto già visto, oppure di introdurre delle novità che potrebbero allontanarsi eccessivamente dalla tradizione. Ancor più arduo è stato il compito di Kenneth Branagh, che solito al lavoro sui classici (soprattutto shakespeariani), stavolta si è trovato alle prese con uno dei più famosi gialli di Agatha Christie, “Assassinio sull’Orient Express”, che sarà nelle sale italiane a partire dal 30 novembre.
Diversi gli adattamenti cinematografici del celebre thriller della Christie, tra i quali ricordiamo in particolare la versione di successo di Sidney Lumet del 1974. Branagh, conscio delle alte aspettative, ha voluto nel cast nientedimeno che Johnny Depp, Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Derek Jacobi, Michelle Pfeiffer, Josh Gad, Leslie Odom Jr. e Daisy Ridley.
Il regista, che nei panni del detective Hercule Poirot è di un’intensità incredibile, fa uso di diverse panoramiche, inquadrature dall’alto, sequenze esterne che seguono il treno in corsa per rendere più personale il film, peccato che l’ingombrante presenza della computer grafica stoni con l’ambientazione d’epoca. assassinio02
Perpetuo il senso di claustrofobia, l'intera vicenda infatti prende il via da un omicidio compiuto sul treno, che necessariamente coinvolge tutti i passeggeri. Pur non riuscendo a caratterizzare appieno i personaggi (che subiscono inevitabilmente la complessità di Poirot), tutti gli attori coinvolti offrono delle buone interpretazioni.
È proprio l’investigatore a cambiare profondamente dopo aver avuto a che fare con questo caso, sono le sue convinzioni ad essere ribaltate, non quelle degli altri, convinti già dal principio che la loro 'risoluzione' sia la migliore possibile. L’assassinio diventa quindi il pretesto per raccontare il turbamento di un uomo, convinto della divisione netta tra bene e male, e del sovvertimento di una regola autoimposta in nome di una diversa idea di giustizia.
È vero, Branagh si prende delle libertà rispetto alla matrice letteraria, il suo Poirot è più affascinante e pronto all’azione di quanto sia nel libro e alcune scene descrittive erano francamente evitabili, ma “Assassinio sull’Orient Express” si rivela comunque un lungometraggio in grado di colpire lo spettatore a livello emotivo e soprattutto suggerire un quesito etico: chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato? Un atto palesemente scorretto potrebbe diventare accettabile se fosse la risposta ad un crimine efferato? Forse sì, forse no.
Ad ora ciò che è certo (e dichiarato nell’epilogo) è che ci sarà un sequel; Branagh sarà di nuovo regista e attore in “Assassinio sul Nilo” e probabilmente tutti gli elementi che compromettono la qualità di questo film sono proprio le conseguenze della scelta di dare vita ad una saga cinematografica.

Sara Risini 28/11/17

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